Terapia

La psicoterapia diventa strategica, breve, evoluta, qualcosa di nuovo, anzi di antico
“Il dialogo strategico” di Giorgio Nardone e Alessandro Salvini –

ed. Ponte alle Grazie 2004 Milano – Prezzo: 11 euro
Sottotitolo : comunicare persuadendo, tecniche evolute per il cambiamento
di Emanuele Passanante

Sono incoraggianti le prospettive che emergono dalla lettura del volume di Giorgio Nardone e Alessandro Salvini:
– Se la comunicazione diventa strategica, migliorano i rapporti e le relazioni con se stessi, con gli altri, col mondo, in famiglia, e nell’ambiente di lavoro
– la psicoterapia sarà più efficace, sicura e mirata ai problemi, con protocolli specifici di trattamento collaudati in anni di esperienza, e modelli d’intervento applicabili a patologie specifiche.
– già il primo colloquio è una diagnosi-intervento, orientativo del percorso; per lo psicoterapeuta strategico non ci saranno pazienti a vita.
– chi soffre avrà più fiducia nello psicologo e nella psicoterapia e non è poco nell’odierna società degli oroscopi
– i pazienti saranno tutelati non solo terapeuticamente, ma economicamente, perché le sedute, al massimo dieci, sono programmate e a termine.

Purtroppo però soltanto in Italia ci sono ben 630 scuole post universitarie riconosciute dal Miur per la formazione di psicoterapeuti, e non tutte danno garanzie di efficacia ed efficienza come quella creata ad Arezzo e messa a punto da Giorgio Nardone con Paul Watzlawick e Mri, il Mental research institute di Palo Alto, in un ventennio di ricerca e sperimentazione.

Gli autori introducono al “dialogo strategico”, con un excursus storico, dai sofisti alla scolastica, a Galileo (dialogo sopra i massimi sistemi), Einstein e nel campo della psicoterapia a Freud, James, Rogers, fino a Bateson e la scuola di Palo Alto con la pragmatica della comunicazione (Watzlawick). Per primo Protagora – “l’uomo è la misura di tutte le cose” – aveva inventato l’arte del dialogo per persuadere l’interlocutore della propria tesi, guidandolo a scoprire le alternative attraverso domande sapientemente proposte. Il sofista Antifonte aveva aperto una sorta di ambulatorio, forse il primo studio di psicoterapia, ove curava i mali fisici con le parole. Quale miglior garanzia per una metodologia terapeutica del tutto nuova, che si fonda sul passato, forte di millenni di esperienza, concretamente agganciata al presente, rielaborata e ristrutturata su nuove basi scientificamente validate e proiettata nel futuro.
Nel dialogo strategico “le tecniche della sofistica quali l’uso di antilogie e paradossi, e il ricorso a una logica non lineare e non ordinaria, vengono sistematicamente studiate e sperimentate come efficaci strumenti comunicativi” (pagina 20).

Questo è il modo nuovo di affrontare le più diffuse patologie di oggi, dall’epistemologia alla logica dell’intervento strategico ancorando saldamente il modello terapeutico, non solo ai principi filosofici di Socrate, Aristotele, Platone, ma anche alla innovativa teoria cibernetica-costruttivista. Si sa che la psicologia è figlia della filosofia, scienza antica della parola; il linguaggio umano nasce e si evolve, ma la valenza persuasiva del dialogo nasce da molto lontano, nell’antica Grecia e anche dai Saggi cinesi.

Con il dialogo strategico, l’impianto metodologico utilizza raffinate tecniche che inducono i pazienti a sentire altre prospettive. All’improvviso, tutto diventa chiaro nella mente ed è una scoperta, come una combinazione vincente, l’inserimento di un codice segreto, il primo passo verso la guarigione: quando le parole diventano magiche, convincono, curano e guariscono.

Fa testo il caso di dismorfofobia, alla ricerca continua di qualche imperfezione nel proprio corpo, da correggere chirurgicamente; una ragazza, che aveva voluto un intervento al seno per motivi estetici, si rivolge una seconda volta chirurgo per modificare anche le labbra. Il medico capisce che il problema è psicologico e consiglia dirivolgersi al terapeuta: Giorgio Nardone aiuta a scoprire già al primo colloquio una diversa visione e percezione del problema utilizzando la metafora, l’esempio delle scatole cinesi, ma soprattutto prescrivendo un’osservazione di cinque minuti allo specchio, ogni giorno, per elencare i difetti temuti. Il terapeuta lavora così sul livello percettivo, su quello emotivocomportamentale favorendo il cambiamento delle cognizioni, cambiamento di cui il paziente si sente protagonista.

La struttura del dialogo strategico comprende:
– una sequenza di domande a “illusioni d’alternative“. Per esempio: quando lei ha l’attacco di panico, ha paura di morire o di perdere il controllo, ha paura di perdere il controllo in situazioni che può prevedere o imprevedibili, le situazioni prevedibili tende a evitarle o affrontarle”
parafrasi ristrutturanti, “mi corregga se sbaglio, lei mi sta dicendo che soffre di attacchi di panico, che corrispondono alla paura di perdere il controllo e che questo avviene in situazioni che lei può prevedere”
– l’uso del linguaggio evocativo – ridefinizione del problema – prescrizioni da realizzare come naturale evoluzione dell’intervento.

In conclusione, attraverso domande che costruiscono le risposte, con una sequenza a imbuto, il terapeuta aiuta il paziente a scoprire come le sue tentate soluzioni basate su percezioni errate abbiano alimentato il problema. L’attacco di panico nasce dalla paura di star male e dai tentativi di difendersi, che ingigantiscono il problema e fanno scambiare un semplice batticuore per un segnale d’infarto.

Come nel cubo di Rubik o nel gioco degli scacchi, una serie di movimenti e di mosse può portare alla soluzione dando scacco matto alla paura, al comportamento killer, al rituale ossessivo-compulsivo, come vomitare o strapparsi i capelli, fino allariprogrammazione del software mentale (l’ossessivo-compulsivo risponde con una logica “corretta” a domande “scorrette”, costruendo un circolo vizioso in escalation entro il quale egli si imprigiona).

Ad adiuvandum:
La sperimentazione della consulenza e psicoterapia online su PsicologiaSalute.it in cinque anni di esperienza ha confermato che i principi e le regole del dialogo strategico sono efficaci anche con la comunicazione scritta del terapeuta virtuale che sopperisce alla presenza fisica con una regia mirata e fidando sulle doti autonome dei pazienti. Lo scetticismo deve cedere il passo, si può dire quindi che ogni nuovo traguardo sembra irraggiungibile, finché non ci si avvicina con abilità e strumenti adeguati.

Dialogo sul dialogo
Nell’ultimo capitolo del libro i due autori si cimentano piacevolmente in un dialogo strategico nel quale si alternano nel ruolo di chi fa domande, di chi da risposte e di chi propone parafrasi per ridefinire i contenuti del dialogo per capire se la tecnica è davvero innovativa. Certamente sì, se “il dire è anche il fare, il pensato, agito attraverso le parole diviene, un’azione e come tale si costituisce come esperienza che , se ben focalizzata, diventa autorcorrettiva” ( Austin cit. da Salvini p. 130).

Leggi anche: Il Convegno europeo di terapia breve strategica ad Arezzo

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