Sport

Doping perché 
Denaro, profitto, superficialità. Verso modelli culturali che alterano il senso etico della vita

di Miriam Jahier, psicologa dello sport

Il doping non è un fenomeno sportivo, ma sociale. È la scelta di una società materialistica, capitalista e ultra liberale che valorizza in modo esclusivo ilsuccesso individuale e quindi il vincere a tutti i costi, indipendentemente dai mezzi utilizzati. Una società che dà importanza soltanto ed esclusivamente al denaro, al profitto, alla superficialità e all’apparenza fornisce modelli culturali che alterano e sconvolgono il senso etico della vita.

Dove stanno la solidarietà, la condivisione, i valori umani? L’uomo è concepito come un sistema macchina che attraverso i progressi della chimica può oltrepassare i limiti, produrre, consumare, consumarsi e sostituirsi in modo intercambiabile con altri sistemi più giovani, quindi più rapidi e più efficienti.

Quali modelli sono allora proposti o imposti ad un giovane? All’interno di una società dove le norme esigono il successo e viene promossa una logica di prestazione e di risultati immediati il doping diventa per molti l’unica risposta per mantenere relazioni, per mantenersi sempre all’altezza della propria immagine e talvolta per superarsi.

Si dopa lo sportivo, ma non solo. Lo fanno i dirigenti d’industria, i politici, gli studenti, i professori e molti altri. È lecito domandarsi perché si faccia uso di sostanze dopanti, ma è inquietante costatare come non venga fatto per guadagnare, ma per non perdere, per rimanere al passo di una società che identifica con la prestazione e il denaro il senso della vita. Tuttavia delegare al doping, come alla droga, il proprio risultato significa perdere la propria vita.

FATTORI PREDISPONENTI ALL’USO DI DROGHE

Provare piacere – modificazione del proprio stato emotivo in tempi brevi. Marijuana – rilassamento
Cocaina – eccitazione ed euforia
Anfetamine – superamento soglia 
Fatica mentale – energia
Assumersi rischi eccessivi – bisogno di vivere forti emozioni

Appartenenza a un gruppo – il gruppo dei coetanei è di fondamentale importanza nell’adolescenza per l’orientamento delle scelte personali

Affrontare gli stress o fuggire da situazioni difficili – nello sport le aspettative troppo elevate dei genitori o degli allenatori possono portare a scelte di scorciatoie

Migliorare la prestazione – seguendo gli esempi di campioni di fama mondiale dove il Vincere è diventato il valore assoluto

Apparire fisicamente migliore – body building

Il GIOVANE È UNA PERSONALITÀ DIPENDENTE dagli ADULTI i quali forniscono loro modelli di comportamento da imitare.

Grande responsabilità hanno quindi tutte le agenzie formative ed educative che ruotano intorno al giovane siano essi genitori, educatori, insegnanti, allenatori, medici, dirigenti. La società è fatta di persone che portano ed impongono dei modelli culturali di riferimento.

L’impegno e la responsabilità consiste da parte di tutti, di sostenere nei giovani il principio di fondo secondo cui le competenze motorie, sportive, psicologiche e relazionali si sviluppano grazie ad un impegno intelligente, costante nel tempo.

Gli obiettivi di lavoro devono essere proporzionali alle competenze dei giovani al fine di incrementare in loro la fiducia e l’autostima. La motivazione al lavoro e quindi alla fatica, all’impegno cresce se si è consapevoli delle proprie capacità, se il giovane vive in un ambiente stimolante, sereno, costruttivo, attento ai suoi bisogni evolutivi.

Al contrario, i risultati raggiunti attraverso l’uso di sostanze nocive per la salute e quindi facili, non solo distruggono il benessere psicofisico ma limitano enormemente lo sviluppo delle proprie risorse umane

COSA DIRE?

Favorire il binomio Sport – Salute e quindi benessere psicofisico

NO 
– Agonismo Esasperato
– Individualismo Esasperato


A una formazione che porti a collaborare in un Ambiente competitivo

Ciò che conta è dimostrare ciò che si sa fare
È fondamentale che il giovane faccia propria l’idea secondo cui:
È con il mio impegno che divento sempre più competente nel trarre piacere dallo sport, muovermi pensando correre rischi calcolati (saper affrontare la paura del potersi fare male) e saper vivere nel gruppo.

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