Fobie

Orientarsi psico-logica-mente
– La prima lettera inviata alla rubrica tenuta da Emanuele Passanante su Localport, il portale del Canavese
– Farfalle e ragni: fobie superabili –

«Buongiorno,
vorrei sottoporle una mia vecchia “fobia” (anche se probabilmente non è il termine più adatto), che tutt’ora persiste anche se in maniera minore. Fin da quando ero bambina provavo repulsione e paura delle farfalle, e non solo quelle notturne!

Abitando in campagna, ero spesso a contatto con questi insetti, e se magari ero in giardino e mi sfioravano, mi faceva così schifo e senso che mi dovevo lavare la parte che era stata toccata. Ricordo che anni fa, una piccola falena entrò nella mia cameretta e si andò
a posare sul cuscino, mia madre lo dovette lavare perchè a me faceva schifo
il solo pensiero che lo avesse toccato.

Insomma… se vedevo una farfalla in lontananza cambiavo strada! Verso i 10 anni pensai che fosse assurdo avere paura delle farfalle (e solo di quelle, perchè tranne i ragni con il corpo grande e peloso, non ci sono altri animali che mi provocano la stessa reazione, nemmeno topi e serpenti), andai in giardino dove sapevo che avrei trovato alcune farfalle bianche dei cavoli. Mi costrinsi a stare li e dopo un po’ di tempo di queste “prove” le farfalle dei cavoli non mi fecero più schifo. Ma solo quelle…

Ora se vedo una farfalla la ammiro nei suoi colori, nelle sue forme, ma cerco di evitare che mi venga addosso perchè continua a farmi schifo. Qual è la sua opinione in proposito?»

La risposta dello psicologo
Gent.ma navigatrice,
la ringrazio anzitutto per la fiducia, mi occupo di fobie da parecchi anni e posso dirle che il termine da lei usato è scientificamente esatto e indica “paura angosciosa destata da una determinata situazione, dalla vista di un oggetto o da una semplice rappresentazione mentale, che pur essendo riconosciuta come irragionevole, non può essere dominata e obbliga ad un comportamento che tende ad evitare la situazione temuta“.

La fobia è quindi una paura incontrollata che crea ansia, tensione muscolare, pensieri negativi. Diciamo che il pericolo viene ingigantito, mentre le proprie risorse completamente ignorate; il soggetto fobico si sente impotente, perché fa un bilancio senza considerare le entrate (le proprie potenzialità e risorse) di fronte ad un pericolo (le uscite), che si potrebbe cancellare con un semplice soffio (una farfalla, una falena, un ragno).

A volte però il protagonista diventa terapeuta di se stesso, cioè si cura da solo. Così è successo a lei, quando si è messa a guardare la farfalla e ha deciso che non era poi così pericolosa come pensava. In questo modo ha reso la situazione meno ansiogena, meno carica di ansia, più familiare, si è avvicinata al pericolo, l’ha osservato da vicino e forse si è resa conto che la situazione poteva esser messa sotto controllo, dominata.

È la stessa tecnica che si attua nella psicoterapia, si chiama desensibilizzazione sistematica “in immaginazione“, pensando alla situazione temuta da rilassati e senza paura e poi affrontandola “dal vivo“, liberi dall’ansia. In questo caso il ragno (aracnofobia), la farfalla (entomofobia, paura degli insetti), con l’avvicinamento graduale al pericolo perdono il loro potere. È importante non innestare la paura di aver paura, cioè la fobofobia.

Dice Freud: «Nella fobia viene sostituito solo un pericolo esterno con un altro, l’angoscia è solo un segnale affettivo, una richiesta d’aiuto […]; quando queste fobie infantili si fissano diventano più gravi e rimangono fino agli anni ulteriori, l’analisi dimostra che il loro contenuto si è posto in rapporto con esigenze istintuali, è divenuto il rappresentante anche di pericoli interni».

È quindi rispetto a ciò che le sta accadendo, continui ad aver cura di sé, facendo esattamente quello che ha fatto osservando la farfalla. Non permetta quindi a niente e a nessuno di sminuire la sua libertà.

Leggi anche: “Oltre i limiti della paura” 
in homelibripaure

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