Famiglia

piedsProgetto famiglia
di Emanuele Passanante (*) –

La famiglia ha rappresentato e continua a rappresentare, sebbene in un contesto istituzionale in continuo divenire, la prima agenzia educativa, il luogo privilegiato per la realizzazione dellagenitorialità, ma anche l’ambiente più fragile e più esposto alle tensioni indotte dalle profonde trasformazioni sociali. Infatti, a fronte di una società in rapida ed incessante evoluzione, che pone in discussione ruoli, valori, composizione e identità culturale, i genitori si trovano spesso ad affrontare notevoli difficoltà nel rapporto con i figli, senza possedere strumenti con cui gestire queste problematiche.

È nata quindi l’esigenza di aiutare i genitori nel loro compito educativo, per svilupparne e affinarne le risorse e le competenze. Essere genitori oggi richiede una precisa preparazione senza la quale aumentano le difficoltà, nell’esercizio di una funzione che è diventata lo specchio della complessità del vivere quotidiano. Se da sempre si è riproposto il problema di educare ad apprendere, oggi diventa prioritario il problema di apprendere ad educare.

La legislazione più recente ha recepito queste esigenze sociali; l’articolo 4 della legge 285 del 28 agosto 1997 reca disposizioni per la promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza, dove la famiglia assume un ruolo prioritario. È questo il terreno preferenziale di studi e ricerche del nostro gruppo di lavoro Sipef, con particolare attenzione al ruolo giocato dalla famiglia quale risorsa naturale nella realizzazione dello sviluppo psicoaffettivo del bambino.

L’ambiente familiare, qualunque sia la sua struttura istituzionale e la sua valenza emozionale, rappresenta infatti il luogo privilegiato nel quale il bambino, nella relazione simbiotica con la madre prima e quindi, nell’interscambio emotivo e affettivo con entrambi i genitori, cresce ed acquisisce una propria identità

I primi anni di vita del bambino sono di fondamentale importanza ai fini della promozione del , del passaggio da una fase di adualità madre-bambino ad una fase di crescita integrata, interrelata fra i vari componenti del gruppo familiare. La qualità della vita nell’ambiente familiare e il processo di maturazione del bambino, sono legati fin dal periodo della gestazione, alla qualità della relazione con le figure d’attaccamento come modello di riferimento privilegiato.

Se consideriamo la famiglia come contenitore di risorse e di potenzialità e non solo punto di convergenza di tensioni e conflitti, l’educazione alla genitorialità può costituire la via maestra della prevenzione primaria. Agire sulle risorse dei genitori per ampliarle al fine di accrescere le loro potenzialità educative, può rappresentare un contributo essenziale alla crescita educativa, quindi al benessere dei bambini e degli adolescenti di oggi e, in prospettiva, della società di domani.

Presentazione del progetto

È in funzione di questi presupposti che noi abbiamo sviluppato e affinato in questi anni il nostro intervento educativo, un insieme di ricerche e di sperimentazioni sulle problematiche intrafamiliari, che confluiscono nel «progetto famiglia» articolato in tre momenti operativi:

1) educazione alla genitorialità con un percorso che favorisca l’acquisizione delle abilità necessarie a gestire le problematiche familiari nell’ottica della centralità del bambino e della qualità della vita del gruppo

2) educazione alla mediazione per la gestione dei conflitti intra ed interfamilari

3) coordinamento e valutazione degli interventi attraverso una costante e rigorosa verifica della metodologia esperita ed un confronto dei risultati conseguiti

In particolare intendiamo operativamente privilegiare le seguenti aree di intervento:

– Interventi di formazione e di educazione alla genitorialità, indirizzati a nuclei familiari o a coppie di giovani genitori, in stretta collaborazione e integrazione con le istituzioni e le risorse presenti nel territorio e dietro segnalazione delle ASL, dei tribunali dei minori e della associazioni di volontariato.

– Interventi supportivi centrati sulle tecniche di mediazione familiare, rivolti alle coppie in difficoltà, a genitori separati o in fase di separazione, dietro richiesta delle coppie stesse, in collaborazione col Provveditorato agli Studi e su segnalazione delle scuole, delle ASL e dei Centri per l’infanzia che seguono bambini a rischio. A queste varie forme e livelli d’intervento corrisponderà un’attività di monitoraggio, verifica e sperimentazione sul campo, onde affinare la strumentazione, attraverso puntuali verifiche con gli operatori istituzionali e rispondere così in modo mirato alle esigenze del territorio.

In quest’ambito vorremmo sperimentare interventi preventivi su varie fasce d’età, finalizzati ad un’educazione alla partnership, come momenti di un più ampio discorso volto al consolidamento responsabile del rapporto di coppia. Una sperimentazione che grazie all’esperienza internazionale di una collega statunitense, che fa parte del gruppo Sipef, vorremmo realizzare in ambito torinese.

Presupposti metodologici
Il nostro intervento si conforma ai presupposti di un discorso metodologico centrato sulla linea di sviluppo della «ricerca azione», della operatività in rete e della valutazione dei risultati.

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