Alimentazione

Quando il cibo diventa un’ossessione 
Il rapporto conflittuale con la nutrizione al IX Corso nazionale di aggiornamento sui disturbi del comportamento alimentare. Anoressia, bulimia e obesità fra prevenzione e terapia 

Disturbi alimentari: come affrontarli? Se ne è discusso approfonditamente nel convegno organizzato il 18 e 19 giugno 2004 dalla Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare. A Saint Vincent si è infatti tenuto il IX Corso nazionale di aggiornamento sui disturbi dell’alimentazione in età evolutiva. La società, fondata nel 1991 da un gruppo di 25 ricercatori e clinici, ha un carattere multiprofessionale e multidisciplinare, che emerge anche dal suo periodico scientifico “Alimenti e comportamenti” al suo primo anno di vita e ormai alla terza uscita.

Il corso ha approfondito i vari aspetti dell’anoressia nervosa, della bulimia nervosa e dell’obesità, patologie quanto mai attuali e dilaganti, che scelgono il “teatro del corpo” per rappresentare il malessere, ora con il perseguimento di una magrezza che mette a rischio la sopravvivenza, come nell’anoressia, ora con il ricorso al cibo, in modo esagerato e più o meno compulsivo, come si realizza nella bulimia, nell’obesità e nei disturbi da alimentazione incontrollata. I segni del rapporto conflittuale con il cibo, che colpiscono soprattutto il genere femminile, possono manifestarsi fin dall’infanzia ed evolversi in seguito verso la patologia conclamata attraverso le fasi successive del ciclo vitale.

La sintomatologia alimentare segnala problematiche conflittuali spesso inconsce e profonde, sofferenza nei rapporti interpersonali, disagi per uno sviluppo carente della propria identità, dello schema corporeo, dell’autostima, del proprio stile di vita. Come è stato ripetutamente sottolineato nelle due giornate, le teorie che individuavano un singolo fattore causale alla radice dei Dca si sono dimostrate semplicistiche e false. All’insorgenza di questi disturbi concorrono fattori biologici e fattori ambientali sia socioculturali che familiari, e le terapie devono essere condotte con l’apporto di varie professionalità che agiscano in modo sinergico, prestando attenzione ai vari aspetti della patologia, dal disagio psichico alle manifestazioni organiche, allo stile di vita e di alimentazione, senza trascurare di affrontare il carico emotivo e la sofferenza che la famiglia si trova a condividere con il paziente. In queste patologie, infatti, le relazioni familiari possono essere importanti fattori predisponenti e di mantenimento del disturbo e quindi è fondamentale aiutare la famiglia a identificare le risorse di cui dispone.

La prevenzione
Ancor prima che alla terapia è importante essere attenti alla prevenzione, identificando gli elementi clinici e soprattutto motivando i pazienti, perché l’adesione a un percorso terapeutico non è assolutamente scontata. In caso di anoressia nervosa, infatti, il paziente in genere non avverte disagio e sofferenza, e ha scarsa consapevolezza della malattia in atto, ma anche in caso di bulimia il profondo sentimento di vergogna e di colpa che accompagna il comportamento alimentare patologico può rapidamente portare colui che ne è affetto a negare la sua condizione clinica. Inoltre mentre l’obesità riceve dalla cultura contemporanea una connotazione negativa, l’idolatria contemporanea della magrezza ha un ruolo importante nel sostenere la scarsa assunzione di cibo e nell’ostacolare la guarigione. È noto infatti che i significati simbolici della magrezza sono promossi dalla cultura, che le associa stereotipi positivi, e la trasforma in perfezione, in metafora del successo, sintesi tra l’essere al tempo stesso attraenti e capaci di autocontrollo, e quindi modalità privilegiata per essere accettati e stimati.

L’insoddisfazione corporea e la messa in atto di restrizioni alimentari possano insorgere fin dall’età di 6 anni, mentre in altri casi iniziano nelle preadolescenza o decisamente nell’adolescenza. Anche il gruppo dei pari, con le loro considerazioni relative al peso corporeo, e i genitori con i valori e gli atteggiamenti che trasmettono attraverso l’esempio, esercitano una profonda influenza. Diventa imperativo perseguire la diminuzione del peso rispetto ai valori riportati nelle tabelle del peso ideale e modificare le proporzioni corporee nella direzione di un aumento dell’indice di androgenicità, in una corsa senza tregua verso una magrezza sempre più esasperata, che non tiene conto delle complicanze che saranno tanto più gravi quanto più è stata precoce l’insorgenza del disturbo. Una malnutrizione che subentra nei primi anni di vita si ripercuote negativamente sia sulla crescita in statura che sulla mineralizzazione ossea, con il rischio che in un decina d’anni sopravvenga un’osteoporosi grave, paragonabile alla perdita ossea che fisiologicamente si verifica nel corso di un’intera vita, e può compromette la funzione riproduttiva.

La terapia
Nel corso delle due giornate si è ripetutamente sottolineato che, superata la fase diagnostica sono necessarie strutture per la presa in carico e il follow up, adeguate alla tipologia e alla gravità dei disturbi, ma purtroppo non sempre disponibili sul territorio. Spesso all’intervento ambulatoriale deve essere affiancato un ricovero in un reparto di degenza psichiatrica o nutrizionale, soprattutto nel caso in cui ci sia scarsa collaborazione della famiglia e/o un decadimento delle condizioni generali della paziente. La paziente deve essere aiutata a recuperare abilità nutrizionali, a confrontarsi con pasti equilibrati, a cogliere i segnali biologici di fame e sazietà, attraverso piani alimentari concordati, più che impostando un programma terapeutico secondo linee coercitive che privilegiano restrizioni e controlli.

Anoressia, bulimia, obesità
Se l’anoressia nervosa è caratterizzata dalla paura patologica di ingrassare, non giustificata dall’effettivo peso del soggetto, la bulimia nervosa si accompagna a un aumento di peso in seguito ad abbuffate scatenate da sentimenti di insoddisfazione, inadeguatezza, rabbia, condizioni di stress, restrizioni dietetiche. Può accadere che il peso corporeo dei soggetti bulimici rientri comunque nell’intervallo di normalità perché il soggetto talora mette in atto comportamenti compensatori o eliminatori, come l’autoinduzione del vomito o l’uso di purganti. Queste condotte compensatorie sono assenti nel Disturbo da alimentazione incontrollata, in cui il soggetto si abbandona ad abbuffate ricorrenti, prodotte e scatenate da disagio psicologico, che conducono a un sovrappeso più o meno grave, o addirittura all’obesità conclamata con rapida cronicizzazione e spesso irreversibilità nel medio-lungo termine.

Anche l’obesità ha una rilevanza sanitaria estremamente importante poiché a essa si associano sin dall’età infantile patologie metaboliche degenerative. L’obesità è considerata ormai un’epidemia globale perché nelle ultime decadi interessa anche paesi a basso tenore di vita come Cina, Costa Rica e Marocco. Secondo i recenti dati Istat 1 bambino su 4 presenta sovrappeso, manifestazione della sinergia tra la predisposizione genetica e uno stile alimentare inappropriato, adatto all’età dal punto di vista energetico, ma inadeguato sotto il profilo qualitativo per l’eccesso di grassi e proteine, a scapito di carboidrati complessi e fibre. Anche la mancanza di movimento, tipica dell’odierna cultura della sedentarietà, ha un ruolo importante nell’insorgenza della patologia.

In rete:
Anoressia-bulimia.it: Un aiuto via web con forum, chat e una mailing list 
Sia La Società italiana dell’obesità
Salus: I centri ospedalieri nazionali per il trattamento dei disturbi alimentari

Il corso
L’organizzazione è stata curata dalloStudio Dna di Vicenza, e alla sua realizzazione hanno contribuito l’Assessorato alla Sanità e l’Azienda Sanitaria dellaRegione Valle d’Aosta e il Casinò de la Vallée di Saint-Vincent.

Hanno partecipato ai lavori, medicinutrizionistipsichiatri, pediatri,psicologi, dietisti, infermieri professionali,educatori, assistenti sociali.

Oltre 40 relatori, provenienti da tutta Italia, hanno portato le proprie esperienze per favorire un confronto sulle cause, sui modelli ditrattamento e sulle ricadute dei disturbi del comportamento alimentare che esordiscono pre-cocemente in età preadolescenziale e adolescenziale.

Le due giornate, in sintesi, hanno offerto uno scenarioestremamente interessante per i contributi numerosi e qualificati che hanno indagato a fondo iDisturbi del comportamento alimentare, da molteplici prospettive in ragione delle diverse professionalità, ma senza mai perdere di vista l’importanza della sinergia degli interventi, in fase diagnostica e terapeutica, per una loro maggiore efficacia.

dott. ssa Maria Vittoria Bossolasco
biologa, psicoterapeuta

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