Droga

Vivere le dipendenze è come vivere per conto terzi 
– Dalla dipendenza all’autonomia, come prevenire, come curare, le comunità terapeutiche –

“La sfida di proteo” Tossicodipendenza e complessità
A cura di Alberto Rossati – Edizione Pas, Moncalieri (To), 2004 – € 22,00
di Emanuele Passanante

Droghe, problema complesso che ha avuto picchi di attenzione in passato, del quale si continua a parlare. Nell’aula magna dell’ateneo di Torino si è svolto a inizio dicembre 2004 il convegno internazionale di studio “Le comunità terapeutiche in Italia e in Europa. Mito e attualità”. In due giornate sono state delineate le esperienze, gli interventi educativi finora realizzati in Italia e in molti paesi europei. Una panoramica puntuale e approfondita, anche se non esaustiva, sulla prevenzione, la ricerca e la valutazione degli interventi di recupero, realizzati da operatori e studiosi del settore tossicodipendenze.

Il Convegno è stato organizzato dal dipartimento di Scienza dell’Educazione e Formazione dell’Università di Torino, per presentare il volume “La sfida di Proteo” a cura di Alberto Rossati, docente di Psicologia sociale all’Università di Torino e per fare il punto sul problema e sulla valutazione di efficacia dei progetti finora realizzati dalle comunità terapeutiche. Come la divinità marina dell’antica mitologia greca, che aveva la facoltà di trasformarsi, assumendo aspetti diversi, la moderna tossicodipendenza può assumere varie forme, tutte spaventose, che rendono difficile l’utilizzo di un pensiero sereno e razionale.

Il sottotitolo “tossicodipendenza e complessità” delinea l’ambito dell’indagine scientifica sul fenomeno delle sostanze stupefacenti o psicoattive. La complessità sembra un limite rispetto alla vastità delle dipendenze che l’uomo riesce a crearsi. Perfino la salvia, il prezzemolo e il basilico, vengono utilizzati con finalità diverse dai condimenti alimentari, in quanto contengono sostanze da sballo. Questo da un lato evidenzia la scarsa valutazione del rischio e il soggettivo senso di onnipotenza (“smetto quando voglio”), dall’altro la fragilità e una visione della realtà basata sul divertimento in pillola, sulla ricerca di affermazione e di piacere, senza il minimo impegno personale e lo sforzo necessario.

La prevenzione e la cura possono essere una risposta alla sfida della droga e delle dipendenze in genere? Risulta interessante la panoramica delle esperienze di prevenzione nella scuola media superiore di Torino, presentate nel volume: il progetto “Teatro per l’educazione alla salute”, le attività educative promosse dai Cic, centri informazione e consulenza, un’esperienza di “peer education” per la prevenzione dell’Aids.

La tossicodipendenza è un fenomeno complesso, regolato da almeno tre diversi fattori, biologico, psicologico, ambientale-sociale, dai quali una pluralità di approcci particolari che sottolineano l’uno o l’altro aspetto:
1. medico-biologico (la capacità di una sostanza di modificare il funzionamento del sistema nervoso) 
2. psicologico (che si collega ai bisogni e alla personalità dell’individuo)
3. sociologico-antropologico (il luogo e la cultura ne favoriscono l’insorgenza)
4. morale-pedagogico

Una guida alla lettura del volume: la prima parte raccoglie contributi e riflessioni di carattere metodologico, la seconda, gli interventi di prevenzione, con l’obiettivo di confrontarli e valutarne l’efficacia e l’efficienza, la terza e la quarta la cura e la rieducazione dei tossicodipendenti nei Sert (Servizi tossicodipendenze), strutture pubbliche, e nelle comunità terapeutiche, private. Quanto accade all’interno delle comunità è stato finora poco indagato scientificamente, i criteri operativi a cui gli addetti ai lavori fanno riferimento non sempre sono chiari. Ogni esperienza terapeutica si riferisce alla filosofia di fondo, che l’ispira. Ci sono tuttavia differenze sostanziali tra le due strutture, nell’organizzazione, nell’approccio al problema, nei metodi e negli strumenti. Le comunità terapeutiche in Italia nascono nel 1975, si ha notizia della esperienza della comunità creata dal gruppo Abele a Rivalta di Torino e della Cascina verde sorta a Milano nello stesso periodo, mentre i Sert sono stati istituiti con decreto del ministero della Sanità n. 444 del 30 novembre 1990 e almeno inizialmente hanno privilegiato l’uso di farmaci, come il metadone.

Pur nella varietà delle strategie e metodologie di recupero, a orientamento comportamentale o psicodinamico, il problema è sicuramente educativo; moda e miti orientano spesso gli stili di vita dei giovani e dei meno giovani. La scuola, l’università e in particolare le facoltà di Scienza dell’educazione e della formazione potrebbero giocare un ruolo fondamentale nella sperimentazione di progetti di prevenzione, mentre la terapia delinea percorsi educativi per vivere meglio, stare bene con se stessi e con gli altri (life e social skills – Oms http://www.who.int). Abilità forse trascurate, durante la crescita e formazione, ma questa è solo una piccola parte delle variabili in gioco e della complessità del problema.

Grazie ai progressi delle neuroscienze sappiamo che con l’assunzione protratta di molte droghe si modificano gli stati mentali. L’organismo non è più stimolato a produrre spontaneamente i mediatori chimici, dato che le sostanze stupefacenti ne sostituiscono le funzioni (teoria dell’exposure che spiega l’addiction e la crisi di astinenza). Con una metafora, si può dire che se nella serratura si mette una chiave falsa, poi non c’è più posto per quella vera. Recentemente gli studenti di un liceo di Torino, che difendevano la loro scelta di divertirsi in gruppo con sostanze psicoattive, hanno perso la loro certezza e spavalderia, messi di fronte al dilemma: vi divertireste lo stesso senza alcun additivo?

Vivere le dipendenze è come vivere per conto terzi.

Ad adiuvandum
Si propone agli studenti di scienze dell’Educazione e Formazione il test interattivo sull’autonomia e il “questionario sui comportamenti abitudinari” per avere una misurazione di base della percezione del problema dipendenze.

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