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Adolescenti e fumo
Una ricerca piemontese
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di Giancarlo Bergonzini ed Emanuele
Passanante
Esiste in Italia una endemica difficoltà
a elaborare e, soprattutto, a produrre ricerca.
Una difficoltà che diventa quasi insormontabile quando
la ricerca si ripropone di dar corpo all'incerto registro
della prevenzione psicologica, quando si sforza di tradurre
le fumose premesse di un'asettica psico-profilassi in un organico
e mirato quadro di intervento. È quanto avviene, in
relazione ai problemi posti dal tabagismo adolescenziale quando
ci si riprometta come nel nostro caso, un esperimento controllato
di prevenzione del fumo nella scuola media e superiore.
Non è mai agevole illustrare i caratteri di una ricerca
pilota sulla prevenzione di un comportamento a rischio (il
tabagismo) quando si tenga presente che la nostra indagine
ha alle spalle una ricerca qualificata quanto frammentaria
(Modolo, Monarca. Figà - Talamanca 1989; Arnao 1992;
De Witt Van Der Veer 1993; Bonino e Fraczek 1996; Ravenna
1997). Esperimenti rigorosi e significativi ma episodici.
Fa eccezione la ricerca pluritematica su "Adolescenti e salute"
che il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo dell'Università
di Torino ha condotto per conto della "Direzione controllo
attività sanitarie" della Regione Piemonte.
È sulla scorta di questo lavoro che abbiamo potuto
affrontare un discorso complesso come quello della prevenzione
del fumo in età adolescenziale, grazie alla collaborazione
del Centro di ipnositerapia e disassuefazione del fumo dell'Ospedale
Molinette di Torino e, soprattutto, grazie all'attenzione
e alla sensibilità alle politiche della prevenzione
dell'Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte
che ha approvato il nostro progetto e finanziato la ricerca.
Malgrado i molti tentativi più o meno felicemente conclusi
il discorso della prevenzione del fumo è ancor oggi
in gran parte da inventare.
Un
discorso tanto più "intrattabile" quando si concentri
su preadolescenti e adolescenti scolarizzati, cioè
soggetti in una "età incerta" (S. Vegetti Finzi, A.
M. Battistin 2001) , in una età liminare, in un "limbo"
(J. B. Pontalis 2001) omologante e deresponsabilizzante. A
questo vuoto di ricerca fa eccezione come accennato la vasta
e puntuale indagine condotta dal Dipartimento di Psicologia
dell'Università di Torino (S. Bonino, L. Ciairano 1999)
un lavoro pregevole cui abbiamo attinto per impostare e strutturare
il nostro lavoro.
Si tratta infatti di una ricerca ricca di spunti ed esauriente
per quanto concerne l'analisi delle ragioni profonde che fanno
da sfondo al coinvolgimento adolescenziale nei comportamenti
a rischio (quali il fumo) ma purtroppo carente nel tracciare
adeguati percorsi di intervento a livello di operatività
concreta. Sul piano operativo, infatti, ci siamo avvalsi di
precedenti informali esperienze da noi condotte su piccole
popolazioni di volontari. Esperienze che prima d'ora non avevamo
potuto recepire in una ricerca organica. Ne è derivato
un lavoro impegnativo in cui abbiamo fatto nostri alcuni assunti
della ricerca dell'Università di Torino quando questi
collimavano con le indicazioni da noi tratte in anni di lavoro
psico-diagnostico a fine orientativo nella scuola dell'obbligo.
1)
Abbiamo recepito pienamente il presupposto dei ricercatori
della Facoltà di Psicologia di Torino secondo i quali
il coinvolgimento nel rischio (tabagismo) assume solitamente
connotati più gravi quando avviene troppo precocemente:
gli interventi di prevenzione sono tanto più significativi
ed efficaci (ma nel contempo problematici e irti di difficoltà)
quando l'età dei partecipanti alla ricerca e quindi
la loro attitudine critica, tende a diminuire.
2) Altro punto significativo di concordanza con il lavoro
di Bonino e Ciairano è il rilievo che: "la conoscenza
degli effetti negativi del tabagismo, pur essendo premessa
necessaria per ogni discorso di prevenzione, non è
sufficiente a indirizzare e modificare il comportamento".
Pur conoscendo le conseguenze negative del tabagismo, la maggioranza
dei fumatori intervistati continua a fumare. Secondo Bonino
e Ciairano (pag. 25) "le conoscenze negative non sono sufficienti
ad impedire di attuare un comportamento a rischio o ad abbandonarlo.
Occorre andar oltre un approccio basato esclusivamente sulla
trasmissione di conoscenze circa i futuri effetti negativi
di un comportamento, sia perché il fumo può
svolgere negli adolescenti delle significative funzioni psicologiche
e sociali i cui benefici immediati possono sorpassare di gran
lunga i rischi a lungo termine per la salute, sia perché
la conoscenza degli effetti negativi è del tutto priva
di conseguenze se non acquista per il soggetto realtà
psicologica.
Secondo Barton e coll. (1982) quando gli effetti per la salute
sono a lungo termine, gli adolescenti sono scarsamente in
grado di far proprie tali conoscenze. Durante la giovinezza
e l'adolescenza, la percezione psicologica del tempo è
maggiormente limitata al presente o all'immediato futuro anche
se alcuni individui hanno più difficoltà rispetto
ad altri a rappresentarsi il futuro e a viverlo come motivante
per il presente. Secondo Rumiati e coll. (1995-1996) per un
processo di consonanza continua gli individui che svolgono
certe attività rischiose tendono a considerarle più
diffuse di quanto in realtà non siano e ne sottovalutano
i rischi.
Secondo la nostra esperienza però in conformità
alla teoria della dissonanza cognitiva (Festinger 1957) un
comportamento motivante più che non la sua consapevolezza
può fungere da elemento capace di produrre ristrutturazioni
cognitive, di mediare nuove scelte valoriali specie quando
si tratta di giovani adolescenti.
Ci ha confortato, curiosamente, nel nostro assunto un dato
emerso proprio dalla ricerca di Bonino e Ciairano: alla domanda
"ritiene che il fumo possa avere delle conseguenze fisiche
negative per ragazzi della tua età" hanno risposto:
Anche
se si tratta di differenze statisticamente non significative,
almeno come dato tendenziale, le risposte ci paiono interessanti.
Non possiamo che condividere, inoltre, il rilievo dei ricercatori
dell'Università di Torino secondo i quali i progetti
di promozione della salute dei giovani adolescenti devono
tenere conto delle scelte valoriali, dei processi identitari
che li presuppongono (si comincia a fumare per sentirsi adulti,
per trasgredire, ma soprattutto per conformarsi ai codici
di gruppo). Come ha ricordato Luciano Gallino (1982) lavorando
con ragazzi prepuberi occorre sempre tener presente l'ambivalenza
adolescenziale, il loro oscillare tra
1. una ricerca di identità (un terreno di distinzione
e di individuazione rispetto ai coetanei)
2. una ricerca di identificazione (un movimento che li spinge
ad uniformarsi ai valori del gruppo e alle sue logiche).
Nel caso di sostanze psicoattive, una ricerca sugli adolescenti
può tradursi in un intervento efficace solo se sarà
capace di valorizzare la prima istanza a scapito della seconda
o, quanto meno, di canalizzare le identificazioni di gruppo
su modelli non riduttivi nè mortificanti l'individualità
dei soggetti (Silbereisen, Kastner 1986).
Queste convergenze, questi doverosi riconoscimenti di continuità
della nostra ricerca rispetto al lavoro dei ricercatori dell'Università
di Torino, non escludono ovviamente alcuni distinguo, alcune
divergenze che hanno portato il nostro lavoro a differenziarsi
sostanzialmente da quello di Bonino e Ciairano.
Secondo A. Oliverio-Ferraris (1997) esiste il rischio reale,
condiviso dai ricercatori torinesi, di sovrastimare la reale
maturità e competenza sia dei bambini che degli adolescenti.
I risultati relativi all'importanza congiunta del sostegno
e delle regole confermerebbero, per la studiosa romana, che
i ragazzi meno a rischio sono proprio quelli che non si trovano
ad affrontare da soli il peso dell'autonomia che viene loro
concessa.
Secondo la nostra esperienza clinica mentre ci paiono calzanti
le osservazioni della Oliverio Ferraris per quanto concerne
i bambini, molti dubbi nutriamo per l'estensione del discorso
agli adolescenti, che al contrario, più che supportati,
devono essere stimolati a sperimentare modi significativi
ed accettabili di "sentirsi adulti", modi alternativi di trasgredire
(senza rischiare) e di marcare la propria appartenenza al
gruppo (Bonino e Fraczek 1996).
Anni di esperienza come operatori psicologi ci hanno abituato
a vedere nel fumo un comportamento standardizzato e ripetitivo,
carico di significati simbolici, un vero e proprio rituale
di passaggio, segno labile ma condiviso di cambiamento di
status, soglia iniziatica, marcatore corporeo dalla profonda
valenza emotiva.
Colloqui con i ragazzi ci hanno convinto che l'accesso al
fumo risponde ad una esigenza inespressa di crescere, ad una
spinta verso l'adultità per la quale si configura come
una soglia di passaggio informale, ma non per questo di minor
presa sull'adolescente, come un momento di non ritorno.
Non è sufficiente e lo abbiamo sperimentato a livello
clinico una devalorizzazione, o peggio, una demonizzazione
del fumo, ma occorre individuare per contrastare il tabagismo
dei rituali sostitutivi e farsi portatori di percorsi formativi
o modelli alternativi di crescita.
Elementi qualificanti della ricerca
Popolazione interessata
A fronte delle molte ricerche ad ampio raggio che hanno interessato
nel tempo i comportamenti adolescenziali a rischio, il nostro
esperimento appare un lavoro mirato, circoscritto quanto all'oggetto
(prevenzione del fumo) e quanto ai soggetti interessati (circa
800 soggetti pre-adolescenti e adolescenti di scuole medie
e superiori del comprensorio torinese: 4 scuole medie e 4
scuole superiori, 2 del Capoluogo e 2 della Provincia.) Nell'ambito
di ogni scuola abbiamo coinvolto nell'esperimento 4 classi
di cui 2 interessate direttamente al discorso preventivo,
e due classi di controllo. Le scuole e le classi, nell'ambito
di ogni istituto, non sono state scelte in base ad un rigoroso
criterio di casualità statistica ma in relazione all'adesione
e alla disponibilità ad accogliere l'esperimento espressa
da docenti e responsabili d'istituto. Ai genitori sono stati
notificati i modi e i termini dell'esperimento per ottenere
l'autorizzazione alla partecipazione di ogni allievo alla
ricerca. Per ogni classe sono stati previsti da tre a cinque
incontri di due o tre ore ciascuno, secondo le cadenze e le
esigenze approvate da ogni istituto.
Metodologia (classi interessate alla ricerca)
Il bisogno di ottenere riscontri sperimentali in lassi di
tempo contenuti hanno forzatamente disarticolato la ricerca
che si è venuta configurando come un intervento a due
livelli, come un lavoro in due parti: due facce di una medaglia.
A) una faccia, una pars destruens centrata sull'esigenza di
rimuovere nei giovani la positività e, spesso, la centralità
che il tabagismo è venuto assumendo nella economia
valoriale dei gruppi di adolescenti.
Una devalorizzazione del tabagismo che siamo venuti perseguendo
attraverso una triplice, subliminale strategia di linguaggio:
a) a livello semantico. Non abbiamo parlato se non di sfuggita
e in modo incidentale del fumo, come se non fosse degno di
attenzione nè di rilevanza, ma volutamente abbiamo
discorso di "dipendenze" di cui il fumo è una fra le
molte, proprie della nostra specie. In una breve chiacchierata
introduttiva abbiamo chiamato "homo dipendens" ricordando
come di tutti i mammiferi, l'uomo sia quello dalla dipendenza
infantile più prolungata. Non abbiamo parlato espressamente
di fumo, ma lo abbiamo ricompreso in una categoria dalla terminologia
devalorizzante (le dipendenze). L'importante è stato
però di usare il meno possibile il termine fumo: come
ben sanno i pubblicitari l'inconscio non conosce negazione.
Parlare di una cosa anche semplicemente per negarla viene
vissuto inconsciamente come un'affermazione.
b) a livello iconico. Ci siamo avvalsi di due maxi fotografie
di una stessa persona in cui abbiamo rappresentato (e associato)
idealmente due dipendenze, quella del succhiotto per l'infanzia
e quella della sigaretta per l'età adulta.
Due volti, due immagini che abbiamo esposto senza commento
con una sola scritta sovrastante il tutto: "Le dipendenze",
insinuando cosi visivamente, iconicamente (e ironicamente)
i risvolti infantilizzanti della sigaretta, la regressione
a livello orale che essa comporta.
c) a livello pulsionale. Per inserire i giovani in una efficace
dinamica affettiva siamo ricorsi ad una esercitazione di "brainstorming"
centrata sulle risposte emozionali dei giovani a situazioni-stimolo
quali: "essere se stessi significa"; "star bene significa...";
"conoscersi significa"; "divertirsi significa".
In un secondo tempo siamo. ricorsi a strategie di "problem
solving" in cui abbiamo invitato ogni gruppo-classe, eventualmente
suddiviso in sotto gruppi, a elaborare e drammatizzare soluzioni
a problemi indotti dalle dipendenze, rappresentandone un'animazione
didattica. Per esempio: "siete i genitori di un bambino che
guarda molte ore la Tv: cosa direste per distoglierlo, sapendo
i danni alla vista che può arrecare?"; oppure: "siete
i figli di un fumatore accanito che ha contratto una gravissima
malattia: cosa direste per convincerlo a smettere di fumare?"
Ci siamo riproposti attraverso il vissuto scenico di calare
e di drammatizzare nel presente quelle problematiche del fumo,
dell'alcol, etc. che la prevenzione abituale oggi concettualizza
e proietta in un futuro remoto.
B) - una seconda parte (la pars construens) in cui abbiamo
cercato di riscattarci dalle perplessità che certamente
avrà sollevato, nella prima parte, il nostro modo di
produrre prevenzione attraverso un discorso tra le righe,
carico di sottintesi, dalla possibile attitudine manipolatoria.
Abbiamo infatti cercato di produrre un discorso strutturalmente
diverso in cui, col linguaggio più aperto ed esplicito.
Abbiamo cercato di chiamare in causa i giovani a scelte responsabili,
a giudizi critici, trasmettendo loro anzitutto un messaggio
di fiducia, convincendoli che guardiamo loro in modo sereno
e positivo che vogliamo stimolarli ma soprattutto ascoltarli.
A questo scopo abbiamo prospettato un triplice approccio:
1. un approccio diretto incentrato su una "chiacchierata introduttiva"
sulla promozione della salute, sulla necessità di attivare
un diverso stile di vita per stimolare i ragazzi alla riflessione
sulla necessità di una ricerca personale e corale,
della qualità della vita.
2. un approccio indiretto attraverso l'amministrazione di
materiale testologico (un questionario sui comportamenti abitudinari,
un test di auto-valutazione e un questionario: "conoscere
sè stessi", alternati a test proiettivi (l'albero,
la famiglia). Attraverso le domande dei ragazzi abbiamo cercato
di fare dell'amministrazione dei reattivi uno spunto per trasmettere
loro messaggi positivi relativi alla promozione scolastica
(imparare a imparare) e alla promozione della salute. I reattivi
sono stati un pretesto per far "passare" due costrutti di
valore: l'importanza di conoscere se stessi, l'importanza
di star bene, di promuovere la propria salute, il proprio
equilibrio psico fisico per favorire un armonico processo
di crescita e maturazione personale.
3. un approccio indiretto attraverso l'analisi della dimensione
collettiva, del carattere e della struttura del. gruppo classe.
Ci siamo avvalsi a questo scopo di un test sociometrico, che
ci ha permesso di quantificare nel gruppo sia i leaders sia
i soggetti marginali (a un duplice livello: intellettuale
ed emozionale) un test sperimentale sui bisogni sociologici
tratto da un lavoro di Cattel (La personalitè - Puf
1960) basato sul metodo statistico della comparazione per
coppie. Da questi due test abbiamo cercato di trarre le caratteristiche
del gruppo classe che ci riproponiamo di verificare e discutere
con gli insegnanti. A questo scopo abbiamo amministrato anche
il test di intelligenza "D 48" e un test di personalità
(Lepore) per adolescenti con una duplice finalità:
raccogliere elementi per approfondire la conoscenza della
personalità degli studenti (specialmente dei fumatori)
per avere dati essenziali e correggere eventualmente il tiro
del nostro intervento, per arricchirlo e completarlo, per
offrire alla scuola e ai docenti elementi oggettivi, ulteriori
dati per l'approfondimento della conoscenza dei loro allievi.
E quindi, per una più corretta valutazione
Momento di verifica
Dopo circa due mesi, ove sarà possibile, riproporremo
alle classi interessate all'esperimento il questionario sulle
dipendenze, per verificare eventuali scostamenti rispetto
alla precedente amministrazione, un questionario specifico
sul fumo, e ove possibile un differenziale semantico e un
commento-verifica in cui chiediamo ai giovani a cosa è
servito il nostro lavoro, per realizzare il loro progetto
personale di promozione della salute.
Metodologia (classi di
controllo)
Anche nel caso delle classi di controllo abbiamo ritenuto
opportuno articolare un controllo a due livelli, in due momenti.
A. due classi di controllo sono state interessate all'esperimento
contemporaneamente alle classi della ricerca (solo relativamente
alla "pars construens"). In queste classi il nostro intervento
si è venuto configurando come un momento formativo,
un'occasione di stimolo, un contributo alla costruzione della
personalità dei ragazzi attraverso il discorso dell'educazione
alla salute.
B. due classi di controllo omogenee per età a quelle
testate nel controllo precedente al di là di quelle
previste dai protocolli d'intesa. In queste classi non interverremo
a nessun titolo ma ci limiteremo ad amministrare, grazie alla
collaborazione dei docenti, al momento della verifica di fine
anno il questionario sui comportamenti abitudinari. A questi
studenti sarà assicurato l'anonimato (ci interesserà
conoscere solo il sesso e l'età).
Sviluppi terapeutici nelle scuole superiori
Componente esterna alla ricerca preventiva (ma suo naturale
e qualificante prolungamento) sarà un'opera di sensibilizzazione
e di sostegno agli studenti fumatori (ed eventualmente ai
docenti) con offerta, ove richiesti, di interventi finalizzati:
a. alla desensibilizzazione del fumo, interventi gestiti sotto
la guida e supervisione del Centro di Ipnositerapia e disassuefazione
al fumo dell'Ospedale Molinette di Torino;
b. al sostegno psicologico individuale e collettivo di soggetti
borderline.
Sono previsti tre possibili tipi di intervento modulati ed
articolati secondo le richieste dell'utenza:
1. gruppi di mutuo aiuto fra giovani studenti fumatori con
eventuale intervento e supporto di esperti del Centro di ipnositerapia
e disassuefazione dal fumo dell'Ospedale Molinette
2. interventi di ipnositerapia individuale o di gruppo finalizzati
alla disassuefazione al fumo, organizzati e gestiti direttamente
dall'equipe dell'Ospedale torinese
3. interventi di supporto condotti dai Terapeuti del Centro
Psicologico Didattico, concordati con l'istituzione scolastica
sentite le famiglie, finalizzati al sostegno di soggetti in
difficoltà o dal ridotto profitto scolastico. Sono
previsti sia interventi individuali, sia interventi terapeutici
di gruppo.
Torino, 6 febbraio 2001
Giancarlo Bergonzini
Responsabile ricerca
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Emanuele Passanante
Responsabile progetto
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