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LIBRI

 

Ieri timidi, oggi audaci
Biblioterapia: l'ultimo libro di Paolo Meazzini, un manuale per sconfiggere la paura degli altri

"Timido non più" - Giunti editore 2005, Collana Cambiare in positivo
di Paolo Meazzini

Prezzo: € 8,00, 128 pagine
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Da pochi mesi è uscito "Timido non più" nella collana Giunti "Cambiare in positivo" diretta dall'autore, Paolo Meazzini, ordinario di Psicologia clinica all'Università di Udine, ma già docente a Padova e Roma "La Sapienza", nonché "visiting professor" presso l'università delle Hawaii, del Minnesota e dell'Oregon e molto altro ancora. Il libro è consigliato da PsicologiaSalute a tutti i lettori timidi che dovrebbero non solo leggerlo, ma seguirne passo passo i consigli, e sperimentare le strategie per attivare un percorso di cambiamento. L'autore instaura un dialogo col timido e lo conduce a prendere coscienza del problema, liberandolo da convinzioni e pregiudizi che condizionano la vita. "Che fare per liberarsi dalle trappole cognitive" per uscire dal labirinto dei pensieri disfunzionali? Aiutano a cambiare l'ottica e la percezione del timido due strategie consigliate: "l'arresto del pensiero" e la "ristrutturazione cognitiva", con al centro la disputa delle idee. Nella nostra consulenza online invitiamo i lettori a giocare con i pensieri per verificarne la validità, guidarli, orientarli e trasformarli in positivi.

La finalità educativa formativa è quindi il motivo conduttore di questa trentunesima pubblicazione di Meazzini, una vera e propria guida alla scoperta di una puntuale e complessa metodologia di approccio al problema, per uscire dai meandri della timidezza. L'impianto scientifico, il linguaggio semplice, coinvolgente e interattivo di Paolo Meazzini, è da sempre sua caratteristica peculiare, fin dal volume "La conduzione della classe" (1983 - Giunti editrice), in cui gli insegnanti sono aiutati a osservare e misurare, per modificare i propri comportamenti e quelli degli allievi e creare un ambiente favorevole all'apprendimento.

Anche se l'autore premette che la timidezza non è una malattia, che non esiste la persona timida, questo libro entra nell'ottica della bliblioterapia perché sviluppa le conoscenze necessarie ai processi e comportamenti di autoaiuto, una vera cura per la timidezza, definita un cocktail di emozioni, di sentimenti, di atteggiamenti e di comportamenti e che solo in certi casi può trasformarsi in un problema d'interesse clinico.

Per chi non si rassegna a un atteggiamento fatalistico, il libro può essere la leva giusta per far sentire protagonisti, perché risponde ad alcuni interrogativi che aiutano a dipanare la matassa: che cos'è e che cosa non è la timidezza, quali le cause, genetiche - ereditarie o educative - ambientali, come si misura e si valuta, ma soprattutto cosa fare e come fare per conoscere, capire e utilizzare al meglio le risorse personali, quali strategie mettere in atto per controllare la timidezza e "condurre il gioco".

In sintesi i passi per intervenire attivamente: conoscere il problema, descriverlo per guardarlo con altri occhi, ma soprattutto conoscere se stessi, quello che succede a livello fisico, psicologico, mentale e nelle relazione con gli altri, descrivere correttamente emozioni e comportamenti, imparare a rilassarsi. Si può partire il test di autovalutazione Tnp dell'autore stesso, una misurazione di base per elaborare un progetto di cambiamento, un orientamento per capire quanto si è timidi. Per affrontare la tensione che nasce anche da pericoli percepiti come tali e mai verificati nella realtà, frutto di pensieri negativi, si possono apprendere le "Tecniche di rilassamento muscolare progressivo" di Jacobson, la meditazione, il controllo del respiro.

Possiamo dire con Oscar Wilde che il timido "costruisce la sua realtà che poi subisce", ma "non più" dopo la lettura di questa guida che presenta una gamma di strategie per attivare un processo di cambiamento e sentirsi protagonista. Nuove abilità per gestire al meglio i convincimenti personali. Esempio ricorrente anche nella nostra corrispondenza online: "quella ragazza mi piace, ma sicuramente mi dirà di no", l'ipotesi contraria non viene neanche presa in considerazione, favorendo il verificarsi di occasioni mancate e sensi di colpa sempre più frustranti. Mancano le strategie al dialogo interno, con se stessi. Con il dialogo strategico, si utilizzano raffinate tecniche che inducono a sentire altre prospettive. All'improvviso, tutto diventa chiaro nella mente ed è una scoperta, come una combinazione vincente, l'inserimento di un codice segreto, il primo passo verso la guarigione, le parole così diventano magiche e sono vincenti.

Ad adiuvandum

Un quadro delle esigenze di formazione nella gestione della timidezza può evidenziarsi dalle molte richieste di aiuto pervenute a Psicologiasalute. Per certi versi è coinvolto quasi il 95% dei soggetti timidi equamente divisi tra i due sessi. Almeno dalla nostra indagine la timidezza è appannaggio di maschi e femmine, ragazzi, adulti e perfino anziani.

Alcuni casi sono stati pubblicati come orientamento, ma centinaia ancora possono essere studiati da ricercatori delle scuole di specializzazione, interessati e attenti al problema
http://www.psicologiasalute.it/html/lettere.html
http://www.psicologiasalute.it/html/lettera_10062002.html
http://www.psicologiasalute.it/html/lettera_26032001.html

Un'altissima percentuale dei casi seguiti in cinque anni di sperimentazione, consulenza e psicoterapia online riguarda problemi di timidezza, che degenerano speso in ansia sociale, fino agli attacchi di panico.

1) Mi chiamo Francesco ho 15 anni è sono un ragazzo molto timido; una delle mie paure più grandi è quella di non riuscire a parlare ne con professori ne con ragazze, senza pensare di sbagliare e quindi di essere criticato.
Però ho una particolarità, ogni estate vado a fare una vacanza studio in Inghilterra e durante queste vacanze sono un ragazzo diverso: non ho paura dei giudizi sono più autonomo, sto più i compagnia e riesco sempre a conquistare una ragazza, a volte pure più grande grazie alla mia simpatia.

2) Salve, ho scoperto ora il V/s sito. E' bello sentirsi un po' tutelati e presi in considerazione, noi timidi ci sentiamo sempre messi da parte e incompresi...almeno io che ho già 30 anni e mi sento ancora una bimbetta. Quando ci si sente bene in un gruppo quasi si dimentica la timidezza. Ma è una condizione che non capita spesso, proprio perchè gli altri tendono a metterla in evidenza questa timidezza. E poi è strano come in uno stesso gruppo di persone possa sentirmi a mio agio in un momento, e completamente a disagio in un altro...

3) E seriamente possibile curare la timidezza? mi ritrovo a 26 anni da solo senza una ragazza, e ogni volta che ne incontro qualcuna cerco sempre di evitare qualsiasi tipo di rapporto, quando qualche mio amico mi chiede di uscire con lui insieme a qualche ragazza cerco sempre una scusa per non andarci, come posso fare a curare questo mio problema?

4) Io sono una ragazza abbastanza insicura di sè stessa e anche un po' timida. Il mio problema non viene fuori sempre ma soprattutto quando devo parlare di fronte a più di 2 persone. Arrossisco e a volte perdo il filo del discorso. Questo è molto fastidioso per me perchè mi rende molto difficile intrattenere rapporti sereni con gli altri. Poi soprattutto mi blocco anche se si tratta di parenti o cmq persone che conosco da molto tempo, anche se un po' meno rispetto a semplici conoscenti. la cosa che mi blocca è proprio parlare con le persone che mi puntano gli occhi addosso.

5) Sono un ragazzo di circa 20 anni, ho conosciuto una ragazza ma sono un po' spaventato perchè vorrei invitarla ad uscire ma non so né dove portarla né cosa fare visto che non ho mai fatto delle esperienze simili!
In genere non reagisco bene alla gestione di situazioni nuove e mi sentirei sicuramente impacciato considerando anche che non entro in un bar neanche da solo perchè non mi è mai interessato "prendermi qualcosa"!
Quello che mi rende a volte triste è che è come se avvertissi, in questo caso con la ragazza che ho appena conosciuto, di doverla invitare al più presto per essere accettato ma anche se questo è quello che si impara dalla società non credo che sia del tutto falso!
E' possibile che io impari queste regole senza dover fare brutte figure?

6) Salve Dottore,
in virtù del fatto che lei non avrà molto tempo, e che sono molto timido e quindi ossessionato dall'idea di infastidire il prossimo :) cercherò di essere breve.
Ho una forma di timidezza strana per quanto mi riguarda, mi spiego.
Posso suonare su un palco col mio gruppo improvvisando, sbagliando e non dando peso anche ai fischi del pubblico, ma se devo parlare con una ragazza la mia dialettica va a farsi benedire...e tutto ciò quando la persona in questione mi interessa...quindi proprio quando avrei più bisogno di essere me stesso!
Il problema sorge quando sento l'attenzione su di me, cado nell'idea di sbagliare,di valere meno degli altri,e soprattutto non chiedo mai nulla agli altri come se non mi spettasse nessuna attenzione, con il risultato che esteriormente sono abbastanza chiuso, e sulle prime anche antipatico forse... Allora dottore, sono cosciente che lei non è un mago, e quindi non mi guarirà con una e- mail, ma cosa mi suggerirebbe di fare (non so ,leggere un libro di tecniche di rilassamento zen, andare da uno psicoanalista, ritirarmi in monastero) per migliorare il mio rapporto con gli altri?

7) Ciao professore. Mi chiamo Fabio ho quasi 26 anni e m sento molto a disagio xke sono troppo timido,e una continua guerra tra me e la timidezza; in me e tutto a posto cioè sono un bel ragazzo,ma che me ne faccio di sta bellezza quando ogni volta mi blocco di fronte a una ragazza,sono troppo rispettoso verso di loro,e mi sottovaluto troppo. Quello che mi fa rabbia che vedo x strada ragazzi non proprio
belli(quasi dei ranocchi)insieme a delle ragazze molto carine,e mi domando cosa non va in me. Aiutami facendomi capire come e la timidezza e come posso combatterla,frenarla,ho 26 anni e mi spaventa il fatto di rimanere (solo) o di continuare cosi. Spero tanto nel tuo aiuto.
Cordiali saluti.

8) vi scrivo per cercare di capire come mai da qualche tempo il solo parlare assieme ad altra gente o il sentirmi osservato mi porta ad arrossire.

Emanuele Passanante


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