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LIBRI

Gli adolescenti, tra infanzia ed età adulta
"L'età sospesa" di Gian Vittorio Caprara e Ada Fonzi
Giunti editore, 17.56 €

di Emanuele Passanante

Il titolo ricorda subito il verso di Dante Alighieri “Tra color che son sospesi” (Inferno, Canto II) e si attaglia decisamente alla condizione giovanile attuale, tanto da aver orientato studi e ricerche di varie università, a livello nazionale e internazionale.

Per definire un periodo della vita così ricco di problematiche esistenziali, letteratura e cinema hanno parlato anche di “gioventù bruciata”. L’età di mezzo è forse la più travagliata dato che i giovani cercano, tra tentativi ed errori, di capire chi sono, di crearsi un’identità, di sviluppare una personalità quanto più è possibile equilibrata.

Un grosso nodo da sciogliere è sicuramente quello delle dipendenze, frutto di un certo disagio, ma non solo e non sempre. Come si spiega altrimenti la diffusione del fumo, il doping nello sport e l’uso massiccio di sostanze psicoattive tra i giovani, alla ricerca di un benessere artificiale immediato, che prescinde dalle conseguenze negative per la salute? Gli studi e le ricerche dovrebbero orientare gli interventi educativi familiari e scolastici partendo dal contesto in cui interagiscono variabili personali e ambientali. Ma la società globale, contraddittoria anch’essa, a volte disorienta e sembra trascurare il benessere, la salute, la qualità della vita, per inseguire moda e miti, più virtuali che reali. Il volume in oggetto raccoglie le ricerche di un gruppo di studiosi italiani del “Centro interuniversitario per la ricerca sulla genesi e sullo sviluppo delle motivazioni prosociali e antisociali” e i contributi sullo sviluppo sociocognitivo di Albert Bandura. Le metodologie a confronto concorrono a delineare la complessità dell’indagine e nello stesso tempo evidenziano quanto sia difficile progettare interventi incisivi, malgrado i problemi della società educante siano comuni a tutte le latitudini. Interessanti le esperienze di Dodge e Zelli della Duke University, sugli itinerari di prevenzione dei comportamenti violenti (ricerca longitudinale condotta per ben 13 anni su gruppi di ragazzi a rischio).

Cap. 1) Adolescenza: la transizione difficile
Il contributo di Giovanni Battista Sgritta sottolinea come attraverso i tempi, nella letteratura e nella scienza i giovani siano stati considerati un problema. Già Platone non vedeva di buon occhio che i giovani avessero una visione del mondo diversa dagli adulti. In un’ottica moderna si può dire che i conflitti generazionali, in effetti, nascono in relazione alla possibilità di accesso nella distribuzione delle risorse. Quanto dura l’età giovanile se attualmente in Italia molti trentenni vivono in famiglia? La dipendenza dalla famiglia non è necessariamente dipendenza nella famiglia, dato che già a 18 anni “i giovani hanno conquistato ampi spazi di libertà di espressione e comportamento all’interno e all’esterno delle sfera familiare”.
Ariès nel 1960 aveva previsto: “L’adolescenza si estenderà, respingendo l’infanzia a monte e l’età adulta a valle”. A conferma la ricerca condotta nel 1993 – 1994 da un gruppo di esperti per conto delle Direzione Generale della Sanità militare, su un campione di 35mila giovani di leva, offre uno spaccato sulla condizione adolescenziale, sugli atteggiamenti relativi alla famiglia, alla salute, al tempo libero, ai consumi di alcol, tabacco e sostanze di abuso.

Cap. 2) - Sviluppo sociale e cognitivo secondo una prospettiva “agentica” – A. Bandura
L’adolescenza è un periodo formativo cruciale, durante il quale si delineano i ruoli che caratterizzano l’adulto. I giovani, sostiene Albert Bandura, sono soggetti attivi, protagonisti in grado di riflettere su se stessi e determinare il corso della propria esistenza, auto-organizzarsi, autoregolarsi quando prevale la convinzione di efficacia. Partendo dall’autoefficacia percepita, si possono strutturare programmi per il cambiamento, per agire sui processi cognitivi, motivazionali, affettivi, per accrescere lo stato di benessere personale e sociale. Secondo la teoria sociale cognitiva esiste una interrelazioni tra determinanti personali, comportamenti e ambiente.

Cap. 3) La costruzione dell’identità nell’adolescenza - G. Vittorio Caprara - Eugenia Scabini
Una caratteristica peculiare dell’adolescenza odierna è la sua espansione temporale, nel senso che il passaggio all’età adulta viene rinviato e avviene in linea di massima con molto ritardo rispetto ai giovani delle precedenti generazioni. La permanenza in famiglia non è senza conseguenze per la conquista dell’autonomia e dell’emancipazione, tutto dipende da come il soggetto vive questa dipendenza. Le convinzioni di autoefficacia giocano un ruolo importante nel favorire il benessere e nel contrastare disagio e disadattamento.

Cap. 4) Amici per la pelle - Ada Fonzi - Franca Tani

Quale ruolo ha l’amicizia dei coetanei, nel percorso adolescenziale di maturazione e di crescita? Gli studi e le ricerche sulle abilità e capacità di fare e mantenere le amicizie evidenziano quanto il gruppo di amici sia fondamentale per confrontare idee, bisogni e visione del mondo, procedere nell’esplorazione della propria identità, imparando a confrontarsi, competere, cooperare. Il bisogno di amicizia in questo nostro villaggio globale è comune a tutti i giovani, indipendentemente dalla differenza tra i sessi, come risulta anche da una ricerca promossa in dieci paesi, tra cui l’Italia, dal Centro per lo studio dell’adolescenza di Chicago. Proprio perché così importante, il ruolo del gruppo può condizionare anche negativamente.

Cap.5) - L’adolescenza tra opportunità e rischio - Silvia Bonino – Elena Cattelino

La diffusione tra i giovani dell’uso di sostanze psicoattive, l’abuso di alcol, il fumo sono comportamenti a rischio per la salute, le cui conseguenze ricadono necessariamente su tutta la società. Solo studi recenti hanno evidenziato come i comportamenti che possono mettere in pericolo la salute e il benessere svolgono delle funzioni precise nel processo di adattamento tra l’individuo e l’ambiente. L’affermazione di sé e della propria identità, proprio a causa delle insicurezze che l’accompagnano, avviene in modo esagerato e vistoso, ma a volte, soprattutto nelle ragazze, ai fattori di rischio si sostituiscono i fattori di protezione che consentono di superare le difficoltà. Il consumo rituale di tabacco, di alcol, di marijuana, ma anche le azioni aggressive di gruppo (il branco docet) consentono di raggiungere, seppure in negativo una visibilità sociale, che gli adolescenti pensano di non potere avere altrimenti. In questi casi la scuola, la famiglia e la comunità sociale hanno un ruolo formativo indispensabile nelle prospettive di prevenzione.

Cap. 6) – La violenza nei giovani: tendenze sviluppo e prevenzione - Kenneth Anthony Dodge - Arnaldo Zelli
Sembra che il progresso, il benessere individuale e sociale sia proporzionale all’aumento della delinquenza giovanile, se già nel 1928 Stanley Hall, famoso psicologo americano, poteva affermare che le statistiche criminali vedevano sempre più coinvolti i giovani dai 12 ai 14 anni. Appunto per questo è necessario attivare progetti di prevenzione fin dai primi anni della scuola elementare che considerino tutte le variabili in gioco, quelle personali, familiari, scolastiche e sociali (modello biopsicosociale). Il progetto di prevenzione longitudinale “fast track” con un intervento “field trial”, ad ampio raggio e a lungo termine, ha seguito un gruppo di bambini a rischio ed il loro contesto (un intero quartiere di 12.000 bambini) per 12 anni. A livello economico e sociale un dato è illuminate: a fronte di un investimento modesto, per ogni bambino di 40mila dollari, una carriera criminale può avere un costo sociale di 1.300.000 dollari.

Cap. 7) - Il rischio della delinquenza e la sua prevenzione - Gaetano De Leo – Marisa Malagodi Togliatti
Le politiche di prevenzione realizzate in quest’ultimo decennio in italia mostrano chiaramente un divario tra modelli scientifici e modelli applicativi. Fa riflettere però il fatto che la principale fonte normativa, finanziaria e di cornice metodologica generale per le politiche di prevenzione della devianza è la legge del 1991 relativa ai “primi interventi a favore dei minori a rischio di coinvolgimento in attività criminose”, di competenza dei ministeri dell’Interno, della Giustizia e quello degli Affari sociali e indirettamente anche del ministero della Pubblica Istruzione. La prevenzione richiederebbe ambiti, risorse e progettualità più articolate e mirate. Lo stato dell’arte, le ricerche e gli interventi alla scoperta del pianeta giovani, possono e debbono contribuire a far acquisire dati utili a progettare e promuovere le strategie di politica scolastica e sociale (ricerca-azione).


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