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LIBRI

Ecologia psico-sociale e salute
Ecologia psico-sociale e salute, Edizioni Paracelso, Roma dic.1999, pagine 270, £ 35. 000
di Pier Luigi Lando

(I e II capitolo)

Questo volume fa seguito a tutta una serie di pubblicazioni che, dagli anni Settanta ad oggi, trattano la tematica concernente la genesi, l'evoluzione e la problematica dei rapporti interpersonali.

Sin dalle prime pagine vengono sottolineati i seguenti concetti:

- non sempre i problemi dei nostri rapporti si manifestano come tali, ma spesso sotto forma di sintomi apparentemente di competenza medico-chirurgica;

- siccome per la soluzione di un problema è di fondamentale importanza individuare la sua natura, il trattarlo medicamente finisce per complicare la situazione;

- ai fini della prevenzione primaria, è indispensabile tenere presente che l'esigenza di base di ogni essere vivente consiste nella sua capacità di usufruire di condizioni e fattori ambientali favorevoli alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo e di difendersi da ogni agente ed evento sfavorevole o, peggio, nocivo;

- dal momento che l'essere umano attraversa il più lungo periodo in cui non è in grado di provvedere alla propria sopravvivenza né di difendersi, le relative prestazioni gli devono venire date da una persona adulta,

- questa deve essere in grado di prestare le funzioni complementari, con costanza e completa dedizione, ma sempre in rapporto all'effettivo bisogno del soggetto in crescita e, nel contempo, dando, a mano a mano che questi acquisisce competenze, un margine di spazio in modo che abbia la possibilità di acquisirne consapevolezza e di collaudarle: in tal modo si costruisce, rispettivamente la fiducia nell'altro e in se stesso, piattaforma essenziale per l'ulteriore armonica evoluzione della persona.

Da qui l'importanza che, sin dai primi tempi di vita, si possa usufruire di ben precisi fattori e condizioni di crescita: oltre a quelli necessari per un sano sviluppo fisico, ve ne sono altri analoghi per un'evoluzione armonica della personalità, che devono essere in sintonia con il progetto individuale, in buona parte contenuto nel genoma;

- una delle ragioni per cui la famiglia nucleare risulta spesso pregiudizievole per un'armonica evoluzione della persona è rappresentata dalla dipendenza esclusiva da una medesima figura parentale (di solito la madre-moglie);

- la ragione principale per cui l'Homo sapiens sapiens - forse oggi più che mai se ne sta rendendo conto - si trova nei guai, consiste nel fatto che nel corso dell'evoluzione filogenetica tra il livello di organizzazione cerebrale pre-programmato («cervello da rettile» che abbiamo in comune con le altre specie, dai grandi rettili in poi) e quello esecutivo (corteccia cerebrale) s'è sviluppato il cosiddetto cervello dei mammiferi, in buona parte preposto alla funzione memorizzante. In altri termini, la parte contenente le informazioni genetiche (istintuali) - quelle, grazie alle quali le altre specie «sanno» cosa e come fare, per esempio, per quanto riguarda l'allevamento della prole all'optimum consentito dalle potenzialità della specie stessa - si è venuta a trovare molto distante dalla parte che esprime i comportamenti: le informazioni ereditarie sono emblematicamente soggette alle interferenze di quelle acquisite con l'apprendimento, l'educazione, l'esperienza.

Di conseguenza, l'Homo sapiens s'è trovato, paradossalmente, sin dai primi tempi della propria esistenza, a non sapere cosa e come fare nelle diverse circostanze della vita. Ha dovuto procedere, a proprio rischio e pericolo, per tentativi ed errori.

È facile immaginare che, di fronte a ciascun problema, l'espediente, che gli avrà sortito un effetto più o meno soddisfacente, è stato considerato valido e da trasmettere agli altri conspecifici anche a quelli delle successive generazioni.

Si è, in tal modo, dato avvio a una specie di selezione culturale analoga a quella della selezione naturale.

Purtroppo, l'effetto immediato così ottenuto non sempre ha portato a una radicale ed effettiva soluzione del problema: in mancanza di conoscenze collaterali, che consentano di inquadrarlo in un contesto ecologicamente più ampio e la maggiore complessità dei problemi umani rispetto a quelli di altre specie, lo stesso ha finito per complicare sempre più la situazione sino al punto in cui oggi ci troviamo in un ginepraio dal quale non riusciamo a districarci.

In effetti, la cultura, la forma mentis, il codice secondo cui siamo indotti a comportarci di fronte alle diverse circostanze della vita (dal campo della medicina a quello della pedagogia, da quello delle risorse ambientali a quello della gestione della cosa pubblica) hanno finito per trovarsi infarciti di pregiudizi, pseudosoluzioni (espedienti tampone ecc.). Continuare a procedere secondo i criteri dei provvedimenti tampone e settorialmente, significa non trovare più il Filo di Arianna che ci conduca verso l'uscita dal labirinto in cui ci troviamo.

La possibilità - per ora prevalentemente teorica per la stragrande maggioranza degli esseri umani - di usufruire di conoscenze e di metodiche che consentano di avviare a soluzione problemi risalenti alla propria infanzia e che rischiano di ipotecare la crescita armonica delle successive generazioni, impone l'assunzione di nuove responsabilità. Queste richiedono tutt'altri preparativi per mettere su famiglia di quelli oggi in uso, ispirati soprattutto alle suggestioni di mercato e alle pretese dimostrative di un vantaggioso status sociale.

Un ruolo di cruciale importanza, dopo la famiglia, lo può svolgere la scuola.

Purtroppo, una certa tradizione, ha fatto perdere di vista l'importanza della componente ludica nei confronti dell'apprendimento (principio ancora valido nelle altre specie). La scissione tra il momento della componente ludica e quello dei doveri scolastici ha finito per dar luogo a una specie di ruolo patogeno della scuola.

L'accoglienza in un ambiente ludico, specialmente all'inizio della frequenza scolastica, se in presenza dei propri docenti e compagni di classe, potrebbe attenuare le conseguenze connesse con i problemi del brusco passaggio dall'ambiente familiare (a responsabilità limitata) a quello dei doveri scolastici appesantiti spesso dalle attese dei familiari, dall'impostazione selettiva della scuola tradizionale. Insomma, inserendo la componente ludica nel momento dei compiti scolastici, l'impatto con la situazione ansiogena di trovarsi di fronte a dover essere giudicato dai docenti e confrontato con i compagni, risulterebbe meno o per nulla traumatico.

Una diffusa presa di coscienza sulla natura di tanti nostri problemi consentirà di fondare speranze più consistenti sul nostro futuro.

Il primo e il secondo capitolo si possono leggere cliccando qui.


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