 |
Ecologia psico-sociale
e salute
Ecologia psico-sociale e salute,
Edizioni Paracelso, Roma dic.1999, pagine 270, £ 35. 000
di Pier Luigi Lando
capitoli I e II
di Pier Luigi Lando
con la collaborazione di Daniela Boffa e Monica Donato
a cura di Silvana De Filippis Galardini
Prefazione di Walter Nicoletti
«... Qualunque medicina si struttura su
di un fondo teorico ben determinato.»...
«... Il riconoscimento di un accesso filosofico alla
malattia è espresso non solo dalla filosofia, ma dalla
stessa scienza medica»....
«Le mete si confondono nella ricerca di quell'equilibrio
dinamico che in medicina è la salute, in filosofia
la saggezza e nell'una e nell'altra è la felicità».
«... per l'attuazione di una pienezza umana la medicina
e la filosofia rivedono le proprie convinzioni [...] sovente
promettendo una felicità interiore che la natura non
sempre consente, ma per la quale non possono smettere di lavorare».
A. G. SABATINI (*)
(*) Sabatini A.G.: Medicina e Morale Introduzione ad una Medicina
Antropologica rispettivamente da pag. 3: 1. L'umanizzazione
della medicina e da pag. 17:Il luogo ontologico della malattia
4:Filosofia sistematica o filosofia critica? - USES EDIZIONI
SCIENTIFICHE FIRENZE 1982.
Edizioni Paracelso, Roma 1999
(per il risvolto copertina/1)
La lettura della realtà in chiave ecologica
prevede l'esame degli elementi interagenti nell'insieme sistemico
fisico-naturale e psico-sociale.
In questa sede verrà privilegiato l'aspetto relazionaleumano,
considerando che vi è una reciproca influenza tra la
qualità dei rapporti interpersonali e delle condizioni
di salute (intesa nell'accezione più ampia).
Uno degli aspetti più complessi, ingannevoli, perfino
allarmanti della relazionalità umana è quello
che i suoi problemi non sempre si manifestano come tali, anzi,
spesso, assumono forme per cui appaiono di natura diversa.
Ne consegue che essi, sul piano operativo, finiscono per implicare
e alimentare competenze professionali e istituzionali improprie
che, a loro volta, complicano ulteriormente gli stessi problemi
e, quindi, la vita delle singole persone.
Generalmente, piuttosto che affrontare appropriatamente i
problemi relazionali, si preferisce lasciar correre o, allorché
la situazione diviene intollerabile, si ricorre a vie legali
o a interventi palliativi.
Le difficoltà personali, confluendo verso il
mare magnum del sociale, danno luogo a buona parte
dei problemi che assillano sempre più la vita di tutti
noi: i problemi dei singoli e quelli generali interagiscono
creando un circolo vizioso, perpetuandosi e aggravandosi per
ciascuna persona e, quindi, per la collettività.
Per evitare questo ginepraio, o per uscirne, sarà necessario
conoscere - per adeguarvisi - il progetto personale, i tempi
e i modi secondo cui si realizza, nonché le condizioni
e i fattori che lo favoriscono e sarà altrettanto indispensabile
conoscere a fondo le condizioni e i fattori che lo disturbano.
Quel che si dimostra più importante ai fini pratici
è che, se a causa di rapporti impropri, ci si trova
in condizioni di malessere, grazie alla re-instaurazione
di rapporti appropriati, si potrà riuscire ad avvicinarsi
sempre più a condizioni di benessere.
(per il risvolto copertina/2)
SALUTE E RAPPORTI INTERPERSONALI
Questa ennesima pubblicazione dell'autore rispecchia il suo
particolare e ormai pluridecennale interesse per le tematiche
riguardanti la comunicazione umana e i rapporti interpersonali.
L'approccio teorico con diverse scuole, insieme con la molteplicità
delle esperienze sul campo, gli consentono di affrontare i
diversi aspetti degli argomenti connessi con le suddette tematiche,
secondo un'ottica contestuale globale, ecologica.
In questo volume gli aspetti strutturali della persona e quelli
delle condizioni e dei fattori implicati nell'evoluzione della
relazionalità vengono presi in esame, con particolare
riguardo alle loro ripercussioni sulla salute, intesa nell'accezione
più ampia di benessere, principalmente, in vista dello
star bene insieme.
L'apporto di brevi note specialistiche, corredate di specifica
e aggiornata bibliografia da parte di esperti nelle rispettive
aree scientifiche, arricchiscono ulteriormente il lavoro.
* * * * *
PIER LUIGI LANDO
Medico, specializzato in Igiene e in Neuropsichiatria infantile,
sin dagli anni sessanta si occupa dello studio della comunicazione
umana, di cui ha iniziato l'approfondimento mediante borse
di studio dell'OMS, in Svizzera, Francia e Inghilterra, aventi
per oggetto le difficoltà dell'apprendimento e dell'inserimento
scolastici.
Da qui la sua particolare attenzione per il mondo della scuola,
specialmente per quella primaria, mentre gli aspetti genetici,
evolutivi e disevolutivi della relazionalità da tempo
pongono al centro del suo interesse l'ecosistema della famiglia.
* * * * *
PRESENTAZIONE
L'autore sostiene che la salute dell'individuo - per quel
che riguarda le nostre possibilità di intervento -
è in buona parte il risultato di un habitat umano sano,
da quello endouterino a quello sociale. Quindi, favorendo
un'interazione armonica tra la componente biologica e quella
psicologica e pedagogica, si possono creare i presupposti
per una valida prevenzione.
La vita si difende non tanto incentivando la natalità
quanto curando l'ecosistema fisico-naturale e psicosociale
che deve accogliere ogni nascituro, in modo da consentirgli
la realizzazione delle proprie potenzialità.
Particolare rilievo viene dato agli aspetti consumistici e
a quel processo di selezione culturale che ha reso «predominanti
e massimamente desiderabili i valori di mercato e di potere»
e che finiscono per tornare a discapito della persona.
Il libro abbraccia, con un'ottica moderna, gli sviluppi più
recenti avvenuti nelle ricerche biologiche e psico-dinamiche
relative all'evolversi della condizione umana nella visione
globale dello studio della personalità e dei rapporti
interpersonali che possono risultare salutari o patogeni per
l'individuo e, di conseguenza, per la società.
In ottemperanza al titolo dato all'elaborato, vengono analizzati
i fattori di crescita che saranno determinanti per quell'equilibrio
dinamico che in medicina è la salute e per la collettività
è il ben-essere con gli altri.
Roma, 6 luglio, 1999
Walter Nicoletti
R I N G R A Z I O :
- tutti coloro, i quali hanno dato un contributo alla stesura
del presente volume, sia come interlocutori occasionali sia
in veste di collaboratori per altri scritti, che, anche se
non tutti giunti a pubblicazione, sono stati a questo preliminari;
in particolare:
- il prof. Franco Giberti, al quale sono debitore di viva
gratitudine, per le pubblicazioni, che hanno apportano un
contributo ricco di dati e di spunti e la cui utilizzazione,
spero, andrà oltre quella necessariamente limitata
effettuata in questo testo;
- l'autore della teoria dei tre cervelli, Paul MacLean, il
quale mi ha inviato, (unitamente ai complimenti per il precedente
libro) tre pregevoli lavori;
- il prof. dott. Massimo Capoleoni psicoanalista, docente
di Psicologia presso l'Università Cattolica di Roma;
- il prof. Camillo Micocci, docente di filosofia, psicologia,
pedagogia presso l'Ist. «Oriani» di Roma;
- il prof., dott. Emilio Carsana, sociologo, pedagogista,
giornalista, docente di EducazioneMusicale presso le scuole
medie statali;
- le pedagogiste: Lidia Carta, Anna De Crescenzo;
- gli psicologi: Roberta Bani, Stefano Crispino, Fernando
Iachini, Simonetta Meloni, , Paola Poli, Paola Ridolfi, Francesca
Scalzo, Antonino Valastro;
- per i grafici: l'architetto Cristina Bruscaglia, l'ingegnere
in Elettronica Emanuele De Rosa, l'architetto Paolo Giacon;
- lo psicologo Gaetanto D'Alessandro che mi ha iniziato all'uso
del computer e ancora l'Ingegnere in Elettronica E. De Rosa
per l'assistenza tecnica prestatami durante l'utilizzazione
dei nuovi mezzi informatici e telematici;
- tra i lettori: la prof/essa Lucia de Anna, ass. ord. presso
il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Univ. di Roma,
la studentessa in psicologia Elisa De Rosa per la sua collaborazione
in fase di correzione e stesura definitiva del testo, P. Giuseppe
Lando, il dott. Mario Lando, il sig. Pasquale Pesce, la dott/essa
Tea Rando, il prof. Lorio Reale, già presidente dell'Istituto
Italiano di Medicina sociale, la dott/essa Eliana Taccheri
della Direzione Generale Servizi Civili del Ministero dell'Interno,
la sig/a Maria Pia Tana, la prof./essa Marina Tommaso, il
prof. Carlo Vetere, già segretario generale del Consiglio
Superiore di Sanità;
- quanti hanno apportato il loro contributo più specifico,
per la seconda parte di questo lavoro.
Un ringraziamento particolare devo alla psicologa Daniela
Boffa per la collaborazione nella revisione tecnica del lavoro.
Esprimo particolare riconoscenza alla dottoressa Monica Donato
per la riorganizzazione definitiva del testo.
Devo gratitudine, ancora, alla professoressa Silvana De Filippis
Galardini, medico sociale, per tanti preziosi suggerimenti
che generosamente mi ha dato specialmente nella fase conclusiva
di questo libro.
Ringrazio, infine, Vanessa Rosati e Patrizio Audero per la
puntuale, intelligente e generosa collaborazione per la sistemazione
definitiva delle note e della bibliografia.
Quanto devo a tanti studiosi risulterà, almeno in parte,
dalle citazioni nel testo.
Infine, un affettuoso grazie a mia moglie e ai nostri figli
ai quali dedico, in particolare, questo lavoro.
Roma 19 agosto, 1999
Pier Luigi Lando
ECOLOGIA PSICO-SOCIALE E SALUTE
PREMESSA
L'atteggiamento di ciascuno di noi e, a maggior ragione, degli
operatori psico-sociali e sanitari, nei confronti del bene-salute
del male-malattia, poggia su conoscenze, principi teorici
e convinzioni ideologiche, quindi lo studio dell'evoluzione
del pensiero, di tutto ciò che occorre sapere, per
ottenere e mantenere un soddisfacente stato di salute, è
di fondamentale importanza, per lo star bene individuale e
collettivo.
* * *
Occorre anzitutto avvisare il lettore che si troverà
di fronte a una ricerca sulle condizioni e sui fattori implicati
con il benessere, alquanto diversi da quelli che ci si potrebbe
aspettare da un discorso di sanità, di igiene generale
e mentale.
In altre parole, mentre un trattato di igiene o di medicina,
di fronte a una situazione problematica, considera come responsabili,
secondo una logica lineare, determinati fattori etiopatogenetici:
agenti fisici (traumi), chimici (sostanze tossiche), biologici
(parassiti, germi, virus ecc.), in questa sede, invece, verranno
illustrati, secondo una logica ecologica, «circolare»,
aspetti per lo più non prettamente sanitari, nel senso
che verrà privilegiato ogni altro elemento che nell'ecosistema
potrà influenzare lo stato di benessere di ogni componente
il medesimo sistema e che, nello stesso tempo, costituisce
causa ed effetto dello stesso problema.
Il presente lavoro si assume il compito di esaminare quali
fattori, in primo luogo quelli dei rapporti interpersonali,
favoriscono oppure ostacolano lo sviluppo armonico della persona.
Sin d'ora si possono distinguere, grosso modo, fattori di
ordine generale o di carattere più specifico.
Tra quelli più a carattere generale vi è il
nostro assetto socio culturale che informa il nostro agire
e le nostre reazioni.
Occorrerà pertanto studiare le modalità secondo
cui un tale assetto s'è andato formando.
Anche per quanto riguarda questo aspetto genetico si seguirà
un criterio ecologico, sistemico, dove i fattori ambientali
non saranno considerati in alternativa a quelli innati, bensì
in rapporto a feed back, per cui ogni epifenomeno apparirà
come risultante di una interazione complessa quanto lo è
la realtà nel suo insieme.
* * *
Alla base del nostro assetto socio-istituzionale e della logica
che lo sottende sta il fenomeno della selezione culturale
che ha reso predominanti e massimamente desiderabili i valori
di mercato e di potere. Questi, infatti, condizionano in modo
subdolo ed efficace buona parte delle nostre scelte. Ad essi
è sottoposto anche l'orientamento «pedagogico»
secondo il quale concepiamo ed «educhiamo» i nostri
cuccioli. È come se due partner, al momento di formare
una coppia che aspiri a mettere su una nuova famiglia, assumessero
l'impegno di allevare la prole in funzione dei predominanti
dettami socio-culturali, quali i criteri-pilastri della logica
di mercato e di potere.
Non sarà a caso che il modello familiare che si è
affermato nel nostro contesto socio-culturale è quello
nucleare. Mentre ieri, con la compattezza del clan familiare,
l'educazione familiare mirava a conformare i figli agli interessi
di una società rurale, ispirata ai valori di Dio, Patria
e Famiglia, oggi, con la mobilità e la flessibilità
dei lavoratori, si è indotti a rispondere agli interessi
di una società industrializzata. Quest'ultima tappa
dell'evoluzione che ha reso sempre più strettamente
coinvolte in una specie di Asse l'istituzione familiare e
l'organizzazione sociale (nei suoi ambiti istituzionali e
perfino in quelli fuori legge) sta, paradossalmente, dissolvendo
il precedente assetto familiare, per rip lasmarlo alle nuove
esigenze sociali.
Per avere un'idea su come aspetti umani apparentemente molto
lontani dalle leggi di mercato finiscano, invece, per rientrarvi
a pieno titolo, basti pensare che perfino il pudore ha assunto
nella nostra società connotazioni tali da divenire
uno dei suoi mezzi più prodottivi: in effetti, non
sembra casuale che, finché in una società permane
il modello di vita «nature», non attecchisce un
tipo di economia su base monetaria (capitalista).
Ancora una volta appare quindi indicativo che vi sia una stretta
corrispondenza tra il modello di famiglia nucleare, il tipo
di economia e l'insieme culturale che va dai costumi e usanze
sino alla morale corrente..
A conferma di un tale assunto si noti come, nel momento in
cui la nudità e tutto ciò che ad essa è
connesso (la pornografia, la moda, il nudo come espressione
artistica) incontra interessi di mercato, guadagna sempre
più terreno nella nostra cultura.
È appena il caso di precisare che neanche il vecchio
modello di famiglia rispondeva alle genuine esigenze del progetto
personale, in quanto prevaleva la preoccupazione di salvaguardare
le apparenze con una facciata rispettabile del casato e quei
valori socio-istituzionali sopra accennati.
Non occorrerà spendere molte altre argomentazioni per
dimostrare che la crisi del modello familiare, sino a pochi
anni fa mantenutosi pressoché immutato, ha ricadute
anche sul benessere dei singoli componenti che, a sua volta,
si ripercuote sul versante sociale, dando luogo a diversi
e sempre più preoccupanti fenomeni.
In base all'esperienza storica accumulata e a ricerche relativamente
recenti, risulta che tali problemi implicheranno di per sé
prestazioni professionali e interventi istituzionali purtroppo
tesi a tamponare settorialmente singole situazioni con carattere
di emergenza.
Da una visione panoramica della situazione attuale, possiamo
renderci conto della loro paradossalità, specialmente
per quanto riguarda la qualità della vita.
Infatti, da una parte constatiamo:
a/1) la sparizione di quasi tutti i morbi epidemici, alcuni
dei quali avevano flagellato le generazioni umane e animali
sino a pochi decenni fa;
a/2) molte scoperte scientifiche e tante realizzazioni tecnologiche
che, forse, neanche il grande Leonardo avrebbe immaginato.
Dall'altra, invece, emerge che:
b/1) sono presenti effetti secondari indesiderati, attribuibili
ai mezzi adoperati per ottenere forme di progresso che ora
minacciano fondamentali equilibri ecosistemici naturali e,
di conseguenza, la nostra stessa sopravvivenza;
b/2) la qualità della vita, vistosamente migliorata
per tanti aspetti, lascia a desiderare per molti altri.
Basterebbe pensare:
- alla mancanza di una soddisfacente quotidianità per
tutti i cittadini dovuta alle sempre più precarie condizioni
di sicurezza;
- ai suicidi giovanili (ivi compresi i casi di morte che ufficialmente
non risultano di quel genere) e a comportamenti disturbati
e disturbanti di tanti soggetti in età evolutiva veri
e propri segnali S.O.S., indicativi di una condizione di disagio
non solo personale, ma anche della collettività. In
effetti, l'area giovanile si mostra come il locus minoris
resistentiae, cioè la parte più fragile e sensibile
dell'organismo sociale, attraverso la quale il sottostante
processo pastologico (si pensi, per es,, ad un flemmone) trova
sbocco e la sofferenza dell'insieme si manifesta (v. avanti:
gestione per delega).
Oggi, con il senno di poi, vanno ridiscussi i criteri dell'azione
umana sul suo ecosistema, pur riconoscendo che sono stati
condizionati dalla necessità di un perenne stato di
allerta.
Gli interventi, motivati dall'ansia di eliminare minacce e
disagi, si rivelano ora connotati da miopia concettuale, non
avendo tenuto conto dell'insieme dei vari equilibri naturali
che si sarebbero alterati.
Nell'ambito medico clinico, abbiamo come effetti secondari
indesiderati:
- le malattie iatrogene in seguito a cure farmacologiche;
- per le forme psicosomatiche, le conseguenze dell'aver affrontato
impropriamente una stato di sofferenza.
I criteri che guidano gli interventi, vuoi quelli nell'ambito
clinico vuoi quelli per controllare problemi a dimensione
sociale, fanno parte di una logica comune.
Infatti, nel somministrare una sostanza chimica per alleviare
una sintomatologia, sostenuta da condizioni di disagio esistenziale
e relazionale, ci si è comportati come chi tappasse
la bocca a qualcuno che stava chiedendo aiuto in situazioni
drammatiche di pericolo.
Analogamente, nella dimensione ecosistemica naturale si è
fatto ricorso, ad esempio, a sostanze chimiche che eliminassero
i parassiti, senza tenere preventivamente conto di tante nefaste
conseguenze su altre componenti dell'ecosistema, e in particolare
sugli stessi prodotti agricoli.
Questo criterio «allopatico» o sintomatico, che
ha guidato sinora e in senso soppressivo buona parte degli
interventi di difesa, si rivela predominante nella nostra
tradizione.
Oggi possiamo renderci conto che questo stesso criterio sta
alla base, tra l'altro, del fenomeno della droga, nel senso
che a molti giovani il ricorso ad essa si presenta come prendere
una tazzina di caffè, per tirarsi un po' su o come
prendere un ansiolitico o, ancora, un'aspirina.
Ancora con analogo criterio ci si è mossi per i problemi
relazionali:
a) nell'ambito familiare si è ricorsi a metodi autoritaristici
e, specialmente nei confronti dei bambini, a espedienti intimidatori,
ricattatori o, comunque, sbrigativi per tenerli a bada, ignorando
che la vivacità e alcuni comportamenti indesiderati
fanno parte di tappe evolutive «normali» (v.,
per esempio, fase di opposizione e dei dispetti);
b) sul piano sociale, ci si è affrettati (a volte comprensibilmente),
ad adottare soluzioni-tampone e si è pensato a istituzioni
prevalentemente assistenziali e, soprattutto, repressive,
punitive, deterrenti, per garantire un soddisfacente menage
di vita ai cittadini di buona volontà.
Pur non intendendo demonizzare ogni intervento umano (visti
i problemi generati dalla natura, potrebbe essere accettabile
perfino quello sul patrimonio eredogenetico) va sottolineato
che rischiamo danni fatali al nostro pianeta e alla nostra
specie se perseveriamo nell'alterare fondamentali equilibri
naturali.
Dovremmo tenere conto dell'insieme, di tutti gli altri equilibri
implicati in quello che si va a modificare, cioè di
tutte le probabili ricadute negative sulle altre componenti
che riguardano il benessere individuale e collettivo.
È tutt'altro che da condannare tutto ciò che
si è fatto per combattere la mortalità infantile
e tantomeno lo sono gli interventi che vorrebbero prolungare
la vita di quanti più esseri umani possibile: in effetti,
le conoscenze del passato non avevano consentito di prevedere
le conseguenze dell'alterazione degli equilibri demografici
naturali.
Oggi, nel prolificare, si dovrebbe almeno tenere conto che,
per ogni nato, ci si sarà almeno mezzo appartamento
e tanti motori inquinanti in più, che ogni nuova abitazione
contribuirà a ridurre gli spazi verdi e ad allontanare
il posto di lavoro, si metterà in circolazione un altro
autoveicolo e così via
Le risorse naturali sono in via di esaurimento e non dovremmo
farne ulteriormente scempio.
La maggior parte della spesa pubblica viene impiegata per
tamponare problemi che invece potremmo prevenire, ma a scapito
di molti posti di lavoro pubblico e privato.
Le analisi e le denunce contro speculazioni ai danni dell'ecosistema
planetario da anni interessano uomini di scienza e i divulgatori
dei mass media.
Per quanto riguarda i singoli individui, basterebbe leggere
il libro di H. Pradal
Gli stessi genitori che sono condizionati e si conformano
alla forma mentis predominante, loro malgrado, finiscono per
tradire il progetto personale dei figli e, a scuola, se ne
aggravano i problemi quando si valutano condotta e profitto
e si ignora la carenza frequente dei prerequisiti (v. voce
omonima di Lidia Carta in Appendice).
I problemi sorti in questi rapporti, possono alimentare altri
settori istituzionali (v. schema n. Ecosistema e suo Stampo
di Riproduzione) che si occupano del contenzioso, dei delitti
e delle pene e, quando le relative tensioni psicoemotive si
somatizzano o, comunque, assumono connotazioni da rientrare
in quadri clinici, daranno lavoro a quanti si occupano del
recupero della salute e non solo al mondo medico-chirurgico
e farmacologico, ma anche a quanti ne traggono profitto al
di fuori delle professioni accademiche.
ECOSISTEMA E SUO STAMPO DI RIPRODUZIONE
Si parte dall'assunto suggerito da Lewis Mumford e cioè
che il modello di organizzazione sociale predominante nel
mondo occidentale risale all'Egitto dei tempi dei Faraoni.
Quindi, nella parte superiore della tavola è indicato
uno stampo immaginario che ab illo tempore tende a modellare
la forma mentis di tutti i popoli più o meno in base
ai medesimi criteri, pur consentendo forme molto diverse,
anzi artatamente, al punto che sembrano intenzionalmente finalizzate
acché le apparenze ingannino. Insomma, il Gattopardo
docet ancora.
Al riparo da ogni possibilità di acquisirne consapevolezza,
gli stessi genitori concepiscono e producono i figli predisposti
a essere lavorati, come materia prima, da loro stessi e, succesivamente,
dalla scuola e, per tutta la vita, mediante una specie di
«educazione permanente» da tutti i messaggi culturali,
in modo da inserirsi come pezzi di ricambio nei vari settori
della megamacchina sociale.
Quelli che dissentono solo apparentemente risultano anti-economici
per l'intero assetto, in quanto i loro comportamenti, comunque
rispondono a esigenze di mercato e di potere, vuoi che usino
armi come cani sciolti oppure in organizzazioni cosiddette
antisociali fuorilegge, vuoi che alimentino le strutture istituzionali
- i tribunali e le carceri - vuoi che assumano droga e quant'altro.
Quando tutto manchi, ogni dissidente, anche suo malgrado,
potrà tornare utile all'assetto, svolgendo funzioni
di riciclatore anche dei suoi seguaci, cioè di coloro
i quali gli avevano affidato, per delega, il ruolo di leader
contestatore.
L'utilizzazione dei problemi umani avviene anche in vari settori
lavorativi: si pensi alle forme di coattività perfezionista
che sarà una dote ben apprezzata appunto in ambiente
di lavoro, ad esempio, per un contabile come pure lo sarà
l'ossessione per l'ordine e per la pulizia di una donna e,
per l'ordine gerarchico, la tendenza a rapportarsi secondo
ben precisi ruoli, come quello da Bambino sottomesso a Genitore
capo indiscutibile e viceversa (v. psicologia transazionale).
Spesso si vengono a formare circoli viziosi fra i problemi
che si generano nelle cosiddette agenzie educative e i messaggi
socio-culturali. La connotazione della competitività,
che, per esempio, si origina nel rapporto primario (v. rivalità
fraterna e rivalità edipica), rischia di esacerbarsi
nell'ambiente scolastico e, divenendo stile di vita, tende
a sfociare, nel contesto socio-culturale, dà spesso
luogo anche a condizioni di solitudine, non solo del singolo,
ma anche della famiglia nucleare che, isolata dal contesto
comunitario, si trova costreatta ad arrovellarsi con diversi
problemi, per es. di un figlio-pecora- nera (v. avanti: paziente
designato) e, per vergogna, non ricorre a chi potrebbe aiutarla
ad avviarli a soluzione.
Per spezzare una lancia a favore della prevenzione, si osserva
che, a un esame più attento, la preoccupazione del
mancato guadagno verrebbe a ridimensionarsi, giacché
la prevenzione dei problemi che attualmente impegnano molti
operatori sul versante riparativo, richiederebbe soltanto
una diversa impostazione organizzativa, orientata verso la
matrice individuale dei problemi biopsicoemotivi e la matrice
collettiva dei problemi psicosociali. È chiaro che
la distinzione tra i problemi dei due versanti è artificiosa
e si fa soltanto a fini didattico-espositivi. I due ordini
di problemi, ovviamente, sono in una reciproca, costante interazione
funzionale al loro mantenimento e reciproco rinforzo. Questo
vale anche per il complesso mondo che ha a che fare con la
nostra salute e, più in generale, con il benessere
di tutti noi.
Gli interventi vanno strutturati a partire dalla consapevolezza
di questa integrazione di fattori, o rischiano altrimenti
di risultare inefficaci. I nostri avi hanno escogitato strategie
di problem solving su basi fantasmatiche là dove mancavano
conoscenze oggettive, scientifiche. Noi oggi ci comportiamo
come se nulla fosse successo e spesso constatiamo un enorme
ritardo nella applicazione delle conoscenze per migliorare
la nostra qualità della vita, a meno che esse non rispondano
a immediate esigenze di mercato.
A tal fine si realizzano le più meravigliose invenzioni
tecnologiche.
* * *
Se eccedessimo a tentazioni paranoicali, ci verrebbe da pensare
che, nel corso dei secoli, ci sia sempre stato un Grande Vecchio
o dei commissari deputati a valutare ogni elemento in rapporto
a interessi di mercato e a benefici immediati (v., per esempio,
farmaci allopatici).
In effetti, come accade per altri criteri della logica del
nostro assetto socio-culturale, il tutto avviene secondo un
processo di selezione culturale per cui si affermano luoghi
comuni, usanze, costumi che orientano i comportamenti della
maggior parte dei cittadini.
In altre parole, attraverso questo processo di selezione culturale
si viene a costituire una specie di forma mentis (Gestalt),
cioè la cultura di ciascun popolo.
Come già accennato, nel nostro assetto socio-culturale
e istituzionale questa forma mentis assume dimensioni tali
che viene a costituire una logica comune (allopatica) tesa
a informare e indirizzare ogni tipo di intervento (quelli
nell'ambito medico come pure quelli pedagogici e socio-politici).
Essa ha costituito un inganno anche nei confronti dei problemi
concernenti la nostra salute, giacché ci ha portato
verso metodi allopatici, tendenti alla eliminazione soppressiva
dei sintomi ,con tutte le conseguenze sui singoli e sulla
collettività, specialmente per le alterazioni preoccupanti
del macro ecosistema:
Questa tendenza è tuttora prevalente, nonostante le
numerose e autorevoli denunce.
In breve, l'importante è stato ottenere il risultato
desiderato nel tempo piu breve possibile .
Gli effetti secondari indesiderati hanno finito per rappresentare
l'inevitabile contropartita, il prezzo da pagare.
Dal momento che il modello secondo cui si concepisce il concetto
di salute ha ripercussioni sui piani clinico-terapeutico,
filosofico ed epistemologico, l'importanza dei criteri su
cui si struttura non può essere sottovalutata.
L'accettazione o l'esclusione di una teoria o di un nuovo
paradigma (Kuhn) da parte della scienza ufficiale non si fonda,
il più delle volte, sulla loro evidenza di realtà,
ma riflette l'andamento conflittuale di giochi di ruolo e
di potere che sottendono, condizionandolo, il comune procedere
scientifico.
Tra gli autori che se ne sono occupati merita particolare
attenzione Larry Laudan, allievo o collega di scienziati quali
Hempel, Kuhn, Buchdahl, Feyerabend e Popper, che sottolinea
il rigetto subìto dall'omeopatia, all'inizio del 900,
da parte della medicina accademica .
Pertanto, la questione della sempre più acuta conflittualità
tra il mondo sanitario accademico e quello delle cosiddette
altre medicine rientra in un dibattito molto più ampio.
Cosa si intende per
ecologia psicosociale
Il termine ECOLOGIA, tradizionalmente riferito al rapporto
fra gli esseri viventi e l'ambiente fisico-naturale, diventando
«PSICOSOCIALE «, viene esteso all'ambiente sociale,
quindi allo studio della genesi, evoluzione, problematica
della relazionalità e possibilità sia per le
prestazioni educative che per quelle riparative, riguardanti
i rapporti interpersonali.
Tale disciplina, per quanto concerne il riferimento teorico,
si ispira al PENSIERO ECOLOGICO (o circolare) che, superando
i criteri di causa ed effetto della logica lineare propria
della tradizione occidentale, considera ogni fenomeno come
la risultante della interazione di diversi fattori, ognuno
dei quali può essere visto sia come «causa»
che come «effetto» in quanto inserito in un circuito
in cui l'interazione è inevitabile e a feed back continuo
(Bergonzi, Acot, Lando OO. cit. in bibliografia in calce alla
postfazione).
La metodica di ricerca psicosociale, necessariamente multidimensionale,
multidisciplinare, integrativa, è volta alla conoscenza
di una realtà poliedrica.
Ai fini espositivi, verranno distinti due aspetti principali
della nostra, peraltro unica, realtà:
a) RELAZIONALITA' INTERNA (tra le varie componenti della nostra
personalità);
b) RELAZIONALITA' ESTERNA che, a sua volta, si può
distinguere in rapporto all'ambiente fisico-naturale e a quello
psico-sociale (ibidem).
Questa ricerca, che si può denominare ECOLOGIA GLOBALE,
ha come obiettivo precipuo LA QUALITA' DEI RAPPORTI.
A tal fine, nello studio della persona, essa tende, soprattutto,
alla ricerca delle condizioni e dei fattori che possono favorire,
od ostacolare, una sua armonica evoluzione, ossia la piena
realizzazione delle tendenze o potenzialità innate,
progettuali, allo sviluppo delle competenze dell'Io (V.: Progetto
Persona ).
* * *
Un assunto ecopsicosociale (e cioè quello che più
o meno tutti noi siamo organismi inquinati e in tensione)
ricava dalla scienza omeopatica un consistente apporto e non
solo per quanto riguarda la componente biosomatica, bensì
anche per quanto attiene a quella della reattività
psicoemotiva, giacché, com'è meglio noto agli
omeopati, i cosiddetti miasmi , oltre ad alterare il terreno
organismico fisico, condizionano la strutturazione caratteriale
della personalità.
In base a questa considerazione, un lavoro come questo può
essere utile sia all'omeopata sia allo psicoterapeuta.
Il primo, in base all'apporto di conoscenze psicodinamiche,
potrà valutare l'indicazione di un rimedio meglio di
quanto potrebbe soltanto in base alla individuazione delle
componenti miasmatiche e il secondo, per motivi analoghi,
si potrà rendere meglio conto delle manifestazioni
ricollegabili a esperienze psico-traumatiche, se potrà
tenere conto dell'alterazione della reattività anche
in base agli inquinamenti diatesici .
* * *
Poiché l'ecologia psicosociale ha come principale compito
quello di studiare e illustrare le varie implicanze della
relazionalità umana, e, particolarmente in questo lavoro,
le reciproche influenze tra benessere e rapporti interpersonali,
una particolare trattazione sarà riservata all'evoluzione
armonica della relazionalità soprattutto per quanto
ha a che fare con le sue anomalie e «patologie».
Un dato di fatto è che le tensioni che si generano
nei rapporti interpersonali, tendono, tra l'altro, a tradursi
in sintomi (v. somatizzazioni da vissuti problematici), assumendo
un particolare interesse per il medico.
Un rilievo particolare si deve ai cosiddetti rapporti fantomatici,
vale a dire sui modi secondo cui i nostri interlocutori vengono
vissuti, ai significati emotivi, simbolici che per lo più
inconsciamente attribuiamo alle persone con le quali abbiamo
a che fare, soprattutto sul piano affettivo.
* * *
Almeno una menzione merita il tema - molto controverso, ignorato
o deriso dalla scienza ufficiale - della comunicazione energetica
e a distanza tra persone.
Per la comunicazione su base bioenergetica, si ha una inaspettata
notizia nel Vangelo, allorché il Cristo avverte una
sottrazione di energia mentre una donna, in seguito al contatto
con lui, ottiene la guarigione.
La scoperta dei feromoni ha conferito un certo crisma scientifico
per quanto riguarda la comunicazione (bio)chimica a distanza,
soprattutto per gli insetti. Sorprendente è anche il
dato scientifico che gli squali riescono a recepire scarse
quantità di sangue a distanza di diverse miglia.
Gli etnologi hanno reso testimomianza di comunicazioni a distanza
tra gli appartenenti alle popolazioni cosiddette primitive.
Nonostante il discredito che documentazioni di questo genere
hanno presso la scienza burocratizzata, il lettore che intendesse
approfondire questo argomento non ha che l'imbarazzo della
scelta nella varia e abbondante letteratura in merito ai fenomeni
paranormali ecc.
In effetti, bisogna riconoscere che, date le oggettive difficoltà
di controllo e di verifica della autenticità di fenomeni
di questo genere, vi sono molti furbi ( a volte in buona fede)
che vi speculano sopra, ingannando gli ingenui che si rivolgono
a loro, per cui non è difficile per gli uomini di scienza
avere come pretesto sufficienti casi che servono a discreditare
tutto il resto.
I
SALUTE E RAPPORTI
INTERPERSONALI
«L'uomo dalla docta manus e dal molteplice ingegno lavora
instancabilmente da qualche milione d'anni per creare a se
stesso migliori condizioni di vita. E l'uomo interroga se
stesso per capire il significato, o meglio il senso della
sua vita».
Valerio TONINI «Si tu vales, ego valeo «Tradotta
nei termini di causalità, «perché io stia
bene, tu devi stare bene» (e il suo reciproco), questa
massima esemplifica, incisivamente, il concetto da cui il
libro nasce, per contribuire al raggiungimento dell'obbiettivo
O.M.S.: SALUTE PER TUTTI NELL'ANNO 2000.
L'interdipendenza relazionale e funzionale degli esseri umani
- gli uni con gli altri e con i sistemi di cui fanno parte
- rende soprattutto evidente come lo scopo dello star bene
insieme non possa essere raggiunto se non attraverso la collaborazione
del maggior numero di persone possibile.
Per questo motivo, e vista l'inadeguatezza di interventi settoriali
e/o unilateralmente ideologici al riguardo, con questa specie
di lettera aperta, ci si rivolge a quanti abbiano a cuore
il benessere dell'Uomo, in particolare agli educatori, impegnati,
in prima linea, nel compito di favorire la formazione di identità
armoniche per un domani migliore.
Con il presente lavoro, accogliendo l'invito formulato da
Bertini nell'introduzione al testo di Psicologia e Salute
, si propone un approccio globale e interdisciplinare alla
tematica dello STARE BENE, utilizzando il MODELLO PSICOSOCIALE
per interpretare e rappresentare le problematiche ad essa
correlate, in modo da rendere possibile quella presa di coscienza
che, sola, ne può permettere la realizzazione fattiva.
A fronte di altri moduli descrittivi, che considerano l'individuo
come avulso dal proprio contesto, si focalizza, quindi, l'attenzione
sulla relazionalità, illustrandola negli aspetti:
- storico fenomenologici;
- genetico-evolutivo-»fisiologici»;
- genetico-evolutivo-problematici;
- dal punto di vista delle prospettive.
Col presente lavoro Si intende, quindi, illustrare alcune
concezioni che riguardano lo star bene insieme, i malesseri
somatici, il disagio psicosociale e i problemi relazionali
in genere.
Questi ultimi vengono considerati come fattori essi stessi
di malessere, non solo psico-emotivo, ma anche somatico.
Si tratta dello studio delle condizioni e dei fattori che
entrano in gioco nella genesi, nell'evoluzione e nelle complicazioni
problematiche della relazionalità.
Si precisa sin d'ora che tra le condizioni più pregiudizievoli
per un armonico sviluppo della persona e dei suoi legami (»valenze»)
interpersonali vi sono i rapporti di potere e i predominanti
valori mercantili.
Buona parte delle concezioni qui esposte non sono del tutto
bene accolte dalla tradizione occidentale.
Esse costituiscono una ricerca di modalità strategiche
per una qualità della vita consona alla persona, alla
nostra specie.
In particolare, nell'ambito medico-clinico, a parte i casi
di malattie congenite, i singoli quadri patologici e i sintomi
delle malattie vengono considerati come il risultato di agenti
nocivi prevalentemente esterni.
In proposito, sembrano predominare i seguenti criteri:
- non si dà - ad eccezione di quanto fanno alcune recenti
scuole di psicoterapia - sufficiente ed esplicito rilievo
ai rapporti interpersonali come fattori di benessere, di malessere
e da utilizzare sul versante terapeutico (nell'accezione più
ampia del termine).
- si dà preminente importanza ai sintomi nella loro
connessione con agenti patogeni esterni, sia in fase diagnostica
(in funzione dell'individuazione di un quadro clinico) sia
in quella terapeutica;
- si mira anzitutto alla eliminazione di ambedue (sintomi
ed agenti patogeni), mediante sostanze chimiche, interventi
fisici o chirurgici;
- si punta, soprattutto, sulla somministrazione di medicinali
target, cioè specificamente selettivi, che si sostituiscono
alla naturale reazione vitale dell'organismo;
- si lascia, quindi, in secondo piano l'importanza del terreno
costituzionale come principale responsabile sia della tendenza
alla guarigione sia come predisponente alle diverse forme
di sofferenza.
In realtà, anche quando somministra farmaci «anti»
(contro agenti patogeni o contro reazioni sintomatiche), ogni
medico - ivi compreso quello allopatico - è consapevole
delle diatesi come pure delle potenzialità di difese
dell'organismo.
Pure il chirurgo sa che deve alle potenzialità dei
tessuti vitali l'essenziale completamento del suo intervento
(cicatrizzazione ecc.).
Altre metodiche (in primo luogo quella omeopatica), mirano
soprattutto a stimolare le difese proprie dell'organismo.
Le cosiddette medicine naturali presentano i seguenti vantaggi:
- riescono a evitare gli effetti secondari dei farmaci allopatici;
- rinforzano le difese vitali, sottraendole al rischio di
rimanere depresse.
Si precisa che per «natura» o «naturale»
non si intende qualcosa che sia sempre e del tutto buona e
favorevole per gli esseri viventi e, in particolare, per noi
umani.
Basterebbe pensare che una delle sue leggi fondamentali è
la selezione e che la spietatezza secondo la quale essa procede
sta spesso alla base delle più amare sofferenze.
La nostra sopravvivenza è da sempre dipesa dalle conoscenze
sul come difendersi, anzitutto, dai mille pericoli naturali.
Peraltro, è stata la stessa natura a indurci ad adoperare
gli antiparassitari: ancora adesso chi va a raccogliere le
castagne sotto alberi non trattati su dieci ne troverà
forse una senza bachi.
Altrettanto valeva, prima dell'uso degli antiparassitari,
per la frutta più succulenta, quando la si riteneva
una superflua leccornia.
A questo punto si ritiene opportuno richiamare l'attenzione
su una convinzione-pregiudizio molto diffusa e che si presta
ad equivoci e a strumentalizzazioni, specialmente di ordine
commerciale.
Essa riguarda la qualifica di «naturale» comunemente
attribuita a ogni metodica medica che cura con sostanze o
metodiche «naturali» e che in ogni caso non adopera
specialità prodotte sinteticamente da una ditta farmaceutica.
L'attributo di «naturale», invece, lo potrebbe
meritare ogni metodica e un rimedio che sia in grado di adeguarsi
ai processi fisiopatologici dell'organismo.
Ad esempio, per quanto riguarda la terapia, il rimedio «naturale»
è tale non perché appartiene a Madre Natura,
ma perché, invece di mirare alla semplice soppressione
dei sintomi, è in grado di sollecitare le risorse che
ogni organismo ha verso l'autoguarigione.
* * *
Come già accennato, le condizioni di malessere vengono
considerate come il risultato di complesse interazioni tra
fattori innati (inquinamenti diatesici) e fattori e condizioni
ambientali (da quelli fisici a quelli psicosociali).
L'obiettivo dello star bene non si limita all'aspetto bio
medico e neanche all'ambito privato.
Il far scempio della propria salute, infatti, ha ripercussioni
non solo all'interno della propria famiglia, ma anche sull'intera
comunità.
Più tangibili sono le conseguenze di ordine economico-finanziario:
- assenze dal posto di lavoro;
- spese per cure medico-chirurgiche.
In particolare, si cercherà di evidenziare il ruolo
svolto da condizioni e fattori ecosistemici - da quelli endouterini
a quelli successivi dei rapporti interpersonali - che, storicamente,
si susseguono nei vari momenti della vita, contribuendo a
favorire lo sviluppo autentico o a determinare un'evoluzione
disturbata della persona.
In modo più esplicito, la relazionalità verrà
considerata come risultato di complesse interazioni fattoriali
e come agente, essa stessa, di fenomeni sia positivi che negativi
(sintomi), vale a dire sia nelle sue funzioni salutari (nell'accezione
più ampia del termine), sia come fattore patogeno.
L'ecosistema familiare, quindi, verrà considerato di
fondamentale importanza sia in un senso che nell'altro.
La questione demografica è di fondamentale importanza,
oltre che in rapporto alla dimensione sociale, anche sotto
l'aspetto del benessere individuale.
Infatti, essa è pregnante di implicanze che si riflettono
sul modo in cui ci rapportiamo a ciascuno dei componenti la
nostra collettività.
In effetti, il modo secondo cui si considera una persona influenza
le prestazioni parentali, i metodi educativi, una politica
di prevenzione che privilegi quella primaria, le eventuali
metodiche terapeutiche.
Oggi, da più parti si lamenta il calo delle nascite
secondo criteri prevalentemente numerici, quantitativi e percentualistici,
sia rispetto alle fasce generazionali più anziane,
sia rispetto alle popolazioni straniere, in specie extra-europee.
Questa impostazione sembra ignorare le nuove possibilità
preventive che si otterrebbero favorendo un sano sviluppo
fisico e psicosociale della persona a tutto campo.
Nel lamentare il decremento della popolazione giovanile, specialmente
ai fin lavorativi - per il mantenimento dei pensionati - è
come se si ritenesse scontato che la quantità possa
sopperire alla qualità e inevitabile che una certa
percentuale di individui risulti incapace di svilupparsi sana
nel corpo e nella mente.
Chi, degli incentivatori della natalità, si fa un problema
di quanti nostri simili non saranno, poi, in grado di assumersi
responsabilità sociali, di lavorare e di esercitare
responsabilmente funzioni parentali ed educative?
In questa ottica, oggi da ritenere superata, è come
se si facesse di tutto per incoraggiare le coppie a prolificare
comunque, in modo che una percentuale piuttosto elevata dei
figli così «prodotti» raggiunga, sia pure
a caso, soddisfacenti capacità lavorative, cioè
di resa economico-finanziaria.
Tanto quanto basterà per la pensione dei nonni?
Forse, però, non si tiene ben presente che le capacità
della persona, allo stato potenziale, potrebbero diventare
attuali attraverso prestazioni parentali ed educative in generale
adatte a catalizzarle.
I seguenti punti appaiono indicativi di una inadeguata preoccupazione
nell'affrontare il problema :
- si dà più credito al diritto degli aspiranti
genitori ad avere figli che a quello dei nascituri ad avere
genitori in grado di favorire uno sviluppo armonico delle
persona, in sintonia con le sue potenzialità progettuali.
- un numero crescente di bambini viene allevato da genitori
che non hanno avuto un'appropriata sensibilizazione-informazione
per sottoporsi, tempestivamente, a importanti accertamenti
preventivi;
- molti partner divengono genitori soltanto sul piano biologico;
- tanti genitori risultano inidonei sul piano educativo;
- molti altri prolificano ancora per sbaglio o per motivazioni
che poco o niente hanno a che fare con le genuine esigenze
accretive dei figli;
- molti soggetti in età evolutiva vengono allevati
in condizioni patogene per ogni dimensione della persona;
- i matrimoni e le nascite avvengono spesso in base a motivazioni
sostenute piuttosto da problemi risalenti all'infanzia dei
partner anziché a vere scelte ponderate anche in base
a una preparazione che comprenda una chiarificazione delle
stesse motivazioni;
- i preparativi nuziali di solito consistono in rituali che
rispondono a suggestive esigenze di mercato, che inducono
a investire buona parte delle disponibilità nella cerimonia
del fatidico giorno.
Quanti aspiranti genitori - specialmente delle aree ad elevata
prolificazione - si confrontano, a tempo dovuto, sulle condotte
educative da tenere nei confronti dei figli?
Quanti, invece, fanno dei figli il luogo di scontro, allorché
insorgono i non rari problemi coniugali?
Quanti altri familiari sono mossi a interessarsi dei piccoli
congiunti per motivi narcisistici, quando non subdolamente
o esplicitamente morbosi?
Chi si pone il problema che il desiderio di avere figli a
ogni costo, quanto più è caratterizzato da coattività,
tanto più può essere inquinato da motivazioni
psicopatologiche?
Perché si continua a desiderare di avere figli e, nel
contempo, a ignorare che ciascuno di loro ha delle proprie
potenzialità progettuali e relative esigenze per realizzarle?
Alcune iniziative in merito si stanno realizzando, ma limitatamente
a favore di bambini superdotati.
Nei confronti della responsabilità sociale di tutti
noi, ancora più pesante appare la sottovalutazione
delle condizioni di rischio, e anche chiaramente patogene,
in cui si trova ad essere allevato un crescente numero di
bambini.
Si tratta di distratto fatalismo o il clima socio-culturale,
fondato essenzialmente su criteri di mercato, ci induce a
lasciar fare perché, in ogni caso, tutto fa parte dello
stesso gioco perverso?
Saremmo a tal punto complici di una logica cinica che, inconsapevolmente,
ci farebbe accettare un modus vivendi fondato sul principio
che, comunque, tutti noi, dalla culla alla bara, finiamo per
rispondere a esigenze di mercato?
E varrebbe un tale principio perfino per i fenomeni della
droga e della violenza criminale?
Perché si continua a confidare su appelli alla ragione,
sia pure autorevoli e vibranti e sulle alternanze di schieramenti
ideologici?
Perché, soprattutto a fini deterrenti, si continua
a invocare leggi più severe, per controllare le malefatte
che potrebbero essere prevenute tempestivamente?
Non è come aspettare al varco soggetti che, da bambini,
abbiamo lasciato che venissero allevati in condizioni bio
e psico-socio-patogene?
Adeguate risposte alle questioni appena formulate ci potrebbero
dare ragione di tanti perché.
Sin dalla prima età ci si comporta secondo mode che
rispondono più a interessi mercantili che a esigenze
genuinamente umane.
Da circa quarant'anni, il gruppo della famiglia viene studiato
nelle sue dinamiche psicosociali ed è ormai abbastanza
assodata la convinzione che esso, isolato da un contesto supportivo,
non sostenuto da servizi consultoriali, risulti spesso patogeno.
Quando si esalta questo gruppo come fondamentale mattone della
società, si tiene forse conto che lo è di questa
società, cioè una società che si fonda
su valori che non favoriscono un soddisfacente sviluppo della
persona? Che, anzi, quest'ultima viene indotta a conformarsi
a predominanti esigenze produttivistiche, consumistiche, di
mercato e di potere?
Si tende a incentivare la natalità, prendendo in considerazione
soltanto, o quasi, l'aspetto economico finanziario, cioè
mediante un contributo salariale (peraltro quasi sempre insufficiente,
e per tempi limitati), ma non si provvede, invece, a concedere
ai bambini adeguati spazi vitali.
La stragrande maggioranza dei soggetti in età evolutiva
vive in appartamenti affastellati in palazzi-casermoni, a
loro volta collocati in quartieri dormitorio, senza spazi
verdi.
Anche in aree più fortunate sul piano economico-finanziario
(media-alta borghesia), non è raro il caso che la libertà
dei piccoli sia sacrificata per esigenze di rispetto di altrettanto
legittime esigenze di quiete dei vicini, ma pure per la pulizia
e l'ordine dell'abitazione. Si pretende perfino che essi debbano
muoversi per casa, camminando sui feltri ( sulle «pattine»).
Nel considerare il gioco come uno dei più importanti
fattori di crescita somato-psichica e sociale, si deve purtroppo
constatare come anche esso abbia finito per conformarsi a
esigenze di mercato e di potere, di dimostrazione di status
sociale.
I metodi cosiddetti educativi sanno spesso di espedienti,
per controllare la connaturale vivacità dei bambini
e quelli adoperati per tenere a bada i piccoli più
discoli sono prevalentemente intimidatori e anche ricattatori.
Ancora molti genitori ritengono che giovino da deterrente
gli epiteti di cattivo, piccolo delinquente e simili, non
rendendosi conto che in tal modo suggeriscono e rinforzano
(neuropsicologicamente) identità negative.
E quanti genitori sono in grado di riconoscere che in età
evolutiva molti comportamenti disturbanti sono espressione
di naturali e necessarie tappe evolutive?
Non si tratta di colpevolizzare i genitori, ma di sollecitare
tutti a una necessaria sensibilizzazione e preparazione a
compiti così delicati e fondamentali per favorire un
soddisfacente sviluppo della persona, vuoi per il suo stesso
benessere vuoi perché essa sia in grado di divenire
componente di una società umana e civile a pieno titolo.
Fortunatamente, il ludico offre le migliori opportunità,
specialmente nelle prime età, non solo per prevenire
primariamente problemi relazionali, ma anche
per avviare a soluzione quelli connessi con una relazionalità
patogena, soprattutto perché consente di re-istaurazione
di rapporti più appropriati,.
Intanto, ci tocca vivere in una società che sembra
fatta apposta per alimentare illusioni e conseguenti delusioni,
dibattiti di parte e cronaca nera. Del resto, con Roberto
Vacca potremmo convenire che la società piace così
com'è solo a pochi ottimisti che non hanno fantasia
sufficiente a immaginarla migliore.
Aggiungerei che, in effetti, la fantasia non manca al momento
di proclamare programmi ideologici finalizzati a lotte di
potere.
Continuando, però, a ignorare che ogni processo vitale
ha proprie esigenze, tempi e modi per evolvere, ne consegue
che i nostri programmi e i nostri interventi, non in sintonia
con le esigenze, i tempi e le modalità di evoluzione
del processo vitale, lasciano il tempo che trovano, anzi continuano
a generare frustrazioni, sfiducia e nuovo vigore alla parte
avversa, per ritentare più o meno secondo analoghi
criteri.
Perché chi aspira a posti di potere, nonostante le
costanti smentite della Storia, continua a illudersi che un
capo di governo o di stato sia realmente in grado di agire,
prevalendo sui prepotenti interessi occulti?
Perché i diversi popoli della terra continuano a credere
che un capo di governo o di stato sia realmente colui il quale
ha in mano il potere?
In definitiva, ho cercato di rendere evidente come aspetti
molto diversi della realtà influenzino il benessere
individuale e collettivo.
Sottolineo che la forma mentis dominante nell'ecosistema informa
la concezione della persona e questa, a sua volta, si proietta
sui metodi educativi, come pure sugli indirizzi demografici
e i princìpi ideologici e politici.
Questi processi non sono lineari, ma circolari.
In effetti, i risultati divengono a loro volta fattori: le
persone educate in un certo modo, a loro volta, contribuiranno
a produrre e a valorizzare un certo tipo di cultura che, a
sua volta, condizionerà i princìpi educativi,
i messaggi della comunicazione privata e pubblica e via di
seguito.
Infine, sottolineo ed esplicito la posizione critica di questa
ricerca nei confronti della logica allopatica che, ignorando,
sottovalutando e considerando patogeneticamente e in modo
limitato alla terapia sintomatica, la dinamica delle manifestazioni
(in specie di quelle problematiche), nel tendere alla loro
soppressione, pregiudica, di conseguenza, le possibilità
di prevenzione primaria.
La prevenzione, infatti, presuppone la conoscenza puntuale
di tutte le implicazioni della dinamica di un fenomeno.
Purtroppo, questo tipo di logica predomina in ogni settore
del nostro assetto socio-istituzionale e quando un rilievo
di questo genere viene riferito al settore giuridico, generalmente
si ritiene che il comprendere la genesi e l'evoluzione di
un comportamento illecito o nettamente delinquenziale comporti
la sua giustificazione e alla deresponsabilizzante dei malfattori.
Ancora una volta si deve lamentare la scarsa importanza che
si dà alla prevenzione primaria sul piano concettuale
ed operativo.
I media e l'opinione pubblica quotidianamente si agitano sui
singoli fatti di cronaca nera, ma è come se le analisi
- spesso impietose - che si sogliono approfondire puntualmente
e gli elementi conoscitivi che da esse scaturiscono servissero
soltanto per appagare proprie curiosità, nonché
per scaricare istanze moralistiche, più o meno sottese
da sensi di colpa, ma non come lezione a fini preventivi.
Si attribuisce a Leonardo da Vinci una battuta che mi aiuta
a sintetizzare lo scopo di questa pubblicazione: «L'uomo
spende la prima metà della propria vita per rovinarsi
la salute e l'altra metà per cercare di recuperarla».
È auspicabile che un crescente numero di persone riconosca:
- il valore della salute, del benessere proprio in funzione
anche della collettività;
- il proprio benessere come un bene sociale;
- che mirare a conservarlo e a recuperarlo al più presto
è anche un dovere sociale;
- che il raggiungimento di un tale obiettivo non si limita
agli interventi di ordine medico, ma che esso dipende pure
da quasi tutti i settori dell'assetto sociale.
In effetti, buona parte delle indicazioni e possibilità
molto preziose, a livello di prevenzione, emergono dalle varie
metodiche terapeutiche sia di carattere bio-medico sia di
ordine psico-sociale.
Nella parte conclusiva di questo libro, verranno illustrate
alcune proposte operative, tese a un'ottimale qualità
della vita, quindi soprattutto alla prevenzione, ma anche
a recuperare al meglio le potenzialità individuali
e relazionali, in sintonia con il progetto personale.
II
NUOVE CONCEZIONI DI
SALUTE, MALATTIA E GUARIGIONE
IMPLICAZIONI E RICADUTE
Per una migliore comprensione del concetto di salute, è
bene tenere presenti le definizioni che la concepiscono in
rapporto con l'ambiente naturale e sociale:
- «La salute è uno stato di completo benessere
fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un'assenza
di malattia o infermità»
- «Ambiente umano è l'insieme di quei fattori
e di quelle influenze esterne, fisiche, chimiche, biologiche
e sociali, che hanno un effetto significativo ed apprezzabile
sulla salute dell'individuo e della collettività».
O.M.S. «La salute è una condizione di armonico
equilibrio funzionale, fisico e psichico, dell'individuo,
dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale».
A. SEPPILLI
- «La persona umana è l'uomo integrato nell'ambiente,
e l'ambiente è il mondo fisico, biologico e sociale
in cui l'uomo si integra»
L. REALE
In base alle definizioni esposte, formuliamo i seguenti assunti:
La concezione di salute è estesa all'ambiente fisico
e sociale e star bene è star bene insieme: non, dunque,
un bene esclusivamente personale o privato, ma comune.
Lo star male di ciascuno di noi può essere il risultato
di un disagio legato a rapporti interpersonali inappropriati,
insoddisfacenti, patogeni; in qualche modo esplica i suoi
effetti negativi anche sulla collettività, se non altro
come mancato apporto di dotazioni personali positive, o in
termini economico-finanziari.
D'altro canto, i fenomeni a dimensione sociale derivano dalla
confluenza delle interazioni individuali e quindi sono interconnessi.
Ne consegue che, per comprendere la dinamica di una a-normalità
o devianza, dobbiamo prima considerarla nel contesto generale
del sistema.
Poiché si prendono le mosse dall'assunto che buona
parte della patologia trae alimento da condizioni di disagio
(stress ecc.), sin da ora si mette in luce la sussistenza
di una contrapposizione difficilmente conciliabile fra la
logica organicista, che conta esclusivamente, o quasi, sulle
terapie farmacologiche, e quella psico-socio-dinamica, che
offre le più appropriate concezioni e metodiche, preziose
soprattutto a fini preventivi.
I
CONSIDERAZIONI ECOLOGICHE
Il presente lavoro, centrato sulle condizioni e i fattori
- anche quelli che di solito non sono presi in considerazione
dai trattati classici di medicina - che favoriscono oppure
ostacolano lo STAR BENE, si basa sui seguenti assunti:
- il corso della storia dell'Homo sapiens sapiens sembra essere
giunto ad un momento in cui si sollecita (oltre alla formulazione
di bilanci a carattere settoriale) la predisposizione di un
bilancio generale delle attese e dei tentativi per ottenere
un mondo migliore da una parte e dei risultati sinora conseguiti,
dall'altra;
- chi si cimenta in un bilancio storico effettua, in modo
più o meno esplicito, una diagnosi, quindi una valutazione
a cui, generalmente, segue una prognosi che è la principale
responsabile della divisioni delle opinioni. Essa varia secondo
l'atteggiamento di fondo di ciascuno, in senso ottimistico
o pessimistico.
Comunemente, ogni previsione per il futuro (prognosi) si fonda
sui seguenti convincimenti:
- per i sedicenti ottimisti, tutto si aggiusterà con
il tempo; infatti, grazie a nuovi ritrovati tecnoscientifici,
sono stati compiuti evidenti progressi e quanto oggi allarma
è in parte attribuibile ad esagerazioni strumentalmente
interessate e, spesso, determinate da incidenti di percorso;
- per i pessimisti, «il mondo è andato avanti
o indietro o per vie traverse, sempre così è
andato e così sempre andrà.
Tanti, inclini a sentenziare in veste di filosofi maledetti,
chiamano in causa la cosiddetta NATURA UMANA, mentre, com'è
noto, le tradizioni di buona parte delle popolazioni della
Terra attribuiscono a episodi mitici l'origine dei mali e
delle malefatte o della tendenza a perpetrarle.
Più comunemente, si tende ad attribuire la colpa a
una categoria di persone.
Siccome questo sarà uno degli argomenti a cui verranno
dedicati specifici e ampi spazi nel testo (sulla base di assunti
ben precisi), si rimanda il lettore alla consultazione di
voci come: neotenia, complessità di struttura della
personalità, inquinamenti diatesici, relazionalità
problematica, demonizzazione di una o più persone o/e
categorie.
Dal momento che i mali esistono, comunemente si tende a delegare
a strutture appositamente predisposte il compito di porre
rimedio al fine di garantire ai cittadini perbene o, almeno
recuperabili, condizioni di civile coesistenza, secondo i
valori sanciti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo.
Tali strutture (sanitarie, giuridiche) hanno però la
comune caratteristica di intervenire post-factum.
Purtroppo, l'obiettivo della prevenzione primaria è
talmente lontano che, ad esempio, non si pone sufficiente
attenzione nel preselezionare e preparare il personale che
svolge funzioni educative nei confronti dei soggetti in età
evolutiva.
Problemi particolarmente seri, specialmente per soggetti in
età evolutiva, sono rappresentati dalle persone considerate
dalla psichiatria tradizionale come borderline e, ancora di
più, malate mentalmente che svolgono funzioni educative
primarie e secondarie.
Problemi come questi sono, quotidianamente, sotto gli occhi
di tutti; ma, tremendo anche a pensarlo, è come se
fra tutti sussistesse un tacito accordo (almeno nel lasciare
che persone evidentemente inadeguate svolgano mansioni educative)
a sottacerli, ad ignorarli, aspettando che il caso (l'educando
di oggi) giunga, a sua volta, al punto da rientrare in un
articolo di codice penale o assuma una forma patologica di
competenza medica, chirurgica, psichiatrica ecc.
Occorrerà rimuovere una serie di ostacoli per ottenere
un cambiamento dei comportamenti, da patogeni a sani: pregiudizi
che, nel corso dei secoli, si sono andati sedimentando e radicando
nella nostra tradizione (v. concetto di selezione culturale).
Ogni iniziativa di EDUCAZIONE ALLA SALUTE, oltre a trovarsi
di fronte ad un muro di resistenze psicoemotive, quindi irrazionali
e paradossali, nei confronti perfino del proprio benessere
(vedi la storiella della spina di pesce) si trova spesso a
scontrarsi con interessi di vario ordine e convincimenti consacrati
sotto forma di miti e divenuti, quindi, tabù .
Probabilmente, la fondamentale esigenza di sicurezza (come
evitamento del pericolo) degli esseri viventi, in particolare
nella nostra specie, ha sollecitato le istanze esplorative
rettiliane ad evolvere verso una connaturata sete di sapere
e di conoscere l'origine delle cose (istanze cognitive ) .
La mancanza, poi, di conoscenze e metodologie scientifiche,
avrà portato gli umani ad aggrapparsi a qualsiasi spiegazione
venisse in mente a chi riusciva ad apparire autorevolmente
credibile.
Ciascuna spiegazione, dunque, aveva tante più probabilità
di radicarsi, perfino come convincimento paranoicale, quanto
più autorevole e carismatica era la persona che sosteneva
la relativa tesi esplicativa di un determinato fenomeno.
È comprensibile, così, che l'area della salute,
essendo insidiosamente e, anche, misteriosamente minacciata,
sia stata da sempre tra le più esposte al pullulare
di spiegazioni improvvisate ed abbia trovato tante persone
disponibili a prendere per buona qualsiasi tesi, specialmente
se risultava rassicurante e foriera di speranze.
Se l'evoluzione del pensiero è di fondamentale importanza
per la salute, se le conoscenze, i principi teorici, le convinzioni
ideologiche influenzano i nostri atteggiamenti, è chiaro
che le posizioni dogmatiche, (l'Ipse dixit), proprio perché
antidialettiche, intralciano il progresso della scienza non
solo sul piano teorico, ma, e di conseguenza, anche su quello
pratico.
In base a queste premesse dunque, l'Ipse dixit assume un ruolo
pregiudizievole, ossia patogeno, per la salute nelle sue varie
espressioni.
Favorire lo sviluppo di un adeguato senso critico è
tra i compiti principali dell'educatore.
Sgombrare il terreno della salute da quanto si è andato
accumulando sino ai nostri giorni, in buona parte sotto la
pressione dell'angoscia, è uno dei compiti più
ardui che ci tocca affrontare.
Dallo studio del male, inteso nella sua accezione di disagio,
sofferenza malattia, nonché dalla nostra capacità
di discernimento, dipenderà, ancora, quel che noi riusciremo
a ricavare a favore della salute, tenendo conto di alcune
implicazioni che sono proprie del presente momento storico.
Ci si riferisce particolarmente al fatto che la nostra epoca
viene considerata (e probabilmente per alcuni lo è),
come una tra le più critiche della nostra storia.
Momento di crisi delle istituzioni, delle ideologie, che possono
preludere al «PUNTO DI SVOLTA» illustrato e auspicato
da F. Capra oppure alla definitiva catastrofe temuta da tanti.
Se però, come fa presente lo stesso Capra, il termine
crisi viene inteso nell'accezione orientale, esso comprende
due significati: in senso negativo indicherà il rischio
di assumere atteggiamenti catastrofici, in senso positivo
la possibilità di evoluzione e rinnovamento.
Sembrano prevalere posizioni opposte: una gamma di reazioni,
viscerali e soltanto verniciate di razionalità, o tendenti
verso il patetico, l'idealistico.
Ad esempio, ci si appella al così detto Amore come
panacea, come se ognuno di noi per Amore intendesse la stessa
cosa, oppure verso la demonizzazione.
In base a tali premesse, si propone la METODICA DEL PENSIERO
ECOLOGICO.
L'Ecologia psicosociale nei confronti delle aree del sapere
«La forza di una teoria sta nel riunire molte generalizzazioni
e nel collegarsi ad altre teorie in una rete di idee rivolte
verso il futuro».
J. BRONOWSKI «L'olismo si pone, in un certo senso, come
la sintesi superiore e più matura del vitalismo e del
meccanicismo [...]. Anche la filosofia olistica, al pari di
quella materialistica, non deve però dilatare il proprio
ruolo oltre i limiti» [...]. «Perché ogni
scienza, e la medicina in particolare, possa configurarsi
come veramente utile, funzionale e al servizio dell'uomo deve
utilizzare, nella ricerca e nel suo incontro con la natura
negativa di costui, tutti quegli stimoli critici e problematici
che provengono dalla riflessione filosofica sul valore della
vita e delle azioni umane».
A. G. SABATINI
Ogni nuova conoscenza è come una possibile tessera
di un mosaico. La sua eventuale collocazione richiede, spesso,
una revisione della disposizione delle tessere precedentemente
collocate nello stesso insieme che, a volte, ci avevano dato
la traccia di un disegno probabile o, addirittura, definitivo.
Se le conoscenze scientifiche propriamente dette provengono
prevalentemente da ricerche settoriali, a carattere analitico,
effettuate da operatori stanziali, il sapere richiede momenti
di sintesi.
Questa ricerca è decisamente orientata verso la sintesi
e, a tal fine, deve attingere dal maggior numero possibile
di fonti.
Tenendo conto del fatto che i diversi autori propongono un'interpretazione
dell'intera realtà umana, secondo la propria chiave
di lettura, la presente ricerca deve altresì affrontare
problemi di particolare complessità, specialmente quando
si tratta di esaminare gli scritti di autori molto prolifici,
quali Freud, Jung, Fromm, tanto per citare alcuni fra i più
vicini alla nostra epoca e al campo di interesse dell'Ecologia
psicosociale.
Cogliere l'essenziale del pensiero di ciascun autore, cercando
di non deformarlo, e poi adoperarlo come tassello di un mosaico,
per dare un'idea di una realtà tanto composita e sfaccettata,
sarebbe un progetto tanto ambizioso da rasentare l'impossibile,
se, realisticamente, non avessimo ridimensionato il nostro
campo di indagine circoscrivendolo a quanto più da
vicino ci riguarda e precisamente all'ambito dei rapporti
interpersonali e dei rapporti con l'ecosistema generale, fisico-naturale
e psico-sociale, nella prospettiva di una possibile evoluzione
armonica.
Ormai sono sempre di più gli studiosi che, pur riconoscendo
quanto sia necessaria la specializzazione, avvertono tuttavia
l'esigenza di attingere ad altre aree del sapere.
Ecco quanto, a proposito, afferma l'antropologo Tullio Tentori:...
«l'interdisciplinarietà è condizione di
completezza della conoscenza dell'uomo. [...] La rigidità
che contrappone scuola a scuola perde mordente [...] sta all'accortezza
critica degli studiosi vigilare affinché l'osmosi d'idee
sostenga il progresso scientifico, non si traduca in appiattimento
od omologazione per compromessi o interessi personali [...]
Importante, anzi necessario, è non raggirarsi soltanto
nel recinto del proprio esclusivo pensiero, veicolato da studi
ed esperienze ben definite, non chiudersi nel piccolo pascolo
di certezze professionali. Importante e fruttooso è
non cessare, non stancarsi mai di rivedere sé stessi
[...] andare oltre specifiche e utili specializzazioni (giacché
la scienza moderna è così complessa da richiederle
e imporle) non per perdersi nella generalità ma per
arricchire la propria specialità. [...] Il particolare
integra e illumina - in senso epistemologico - il generale,
che è l'interpretazione complessiva della realtà
in cui l'uomo si ritrova intellettualmente»
Salute come qualità della vita e sua interdipendenza
con l'ambiente
L'argomento QUALITA' DELLA VITA attira, da alcuni anni, una
crescente attenzione e non solo da parte degli addetti.
Nel contempo, e non sembra una coincidenza casuale, si sta
tentando di ridimensionare la validità del MODELLO
MEDICO e, di conseguenza, di diminuire il ricorso alle cure
mediche tradizionali.
Nella letteratura, sempre più di frequente, ci si richiama
all'aforisma latino: «Praestantius est prevenire quam
curare» e, sembra che un crescente numero di persone,
dopo il boom del facile ricorso ai farmaci, si comporti come
se seguisse l'altrettanto arcinoto suggerimento, forse venato
di sottile umorismo, della prestigiosa Scuola Medica Salernitana:
«Si vis vivere sanus, cave medicos et medicamenta».
Per inciso, da quanto appena detto si evince pure che la crisi
del modello medico ha radici molto antiche; anzi, probabilmente,
una concezione della persona e della salute meno riduttiva,
rispetto a quella della nostra tradizione clinico-individuale,
sarà nata con il pensiero dell'uomo ( Appendice.: Basile)
.
È anche vero che una visione globale della persona
e della realtà, in genere, può essere indice
di quel tipo di globalismo che pecca di indifferenziazione,
ossia di quel sincretismo proprio dei primitivi e del pensiero
preoperativo del bambino (J. Piaget, Petter); ma è
anche vero che incombe sempre il rischio di cadere nell'ipersettorialismo,
dimenticando l'insieme della persona, sempre considerata nei
suoi rapporti ecosistemici.
Occorre considerare, ancora, che l'espressione QUALITA' DELLA
VITA è tutt'altro che univoca, giacché essa
risente di influenze culturali e soggettive.
Infatti, le convinzioni del gruppo di appartenenza (familiare,
etnico, socio-politico ecc.) possono informare (persino in
modo da non lasciare spiragli di revisione critica neanche
a persone di elevata cultura) atteggiamenti e comportamenti
nei confronti della salute.
Per quanto riguarda l'individuo, non v'è dubbio che
la sua base esperienziale, e le conseguenti risonanze emotive,
influenzino la sua weltanschauung, ossia la sua visione del
mondo, la sua filosofia e il suo stile di vita. Questi aspetti
da una parte, sono collegati con una scala dei valori e, dall'altra,
con il comportamento che, a sua volta, potrà essere
in sintonia con le esigenze dello star bene oppure con bisogni
indotti, spesso stressanti e patogeni.
Ad esempio, l'adesione ad una scala di valori che pone all'apice
il denaro e il prestigio sociale, può costituire un
fattore di rischio per la salute, anche se non si intende
sottovalutare l'indiretto beneficio che determina su di essa
un migliore tenore di vita: l' igienista Vittorio Puntoni
sottolineava, al riguardo, come buone condizioni economiche
facciano entrare l'igiene per la finestra.
Purtroppo, però, la ricerca del benessere economico
comporta, spesso, un modo ansiogeno, stressante di spendere
il proprio tempo e le proprie energie, oltre al fatto che
la tensione competitiva può disturbare i rapporti con
le persone con le quali si ha a che fare, familiari compresi.
Tali conseguenze, a loro volta, ricadranno sulla salute di
ciascuno, venendo così a chiudere circoli viziosi a
spirale.
La suddetta adesione comporta, inoltre, un'accettazione più
o meno consapevole al modello medico-chirurgico tradizionale,
giacché le connesse e pressoché inevitabili
tensioni psico-emotive si traducono spesso in sintomi, per
ricercare le cui cause difficilmente si è disposti
a perdere tempo.
Di fondamentale importanza anche l'ottica secondo cui consideriamo
lo star male.
Se, infatti, noi lo consideriamo come:
- reazione abnorme ad una situazione ambientale normale
Ne consegue che ci orientiamo verso interventi di tipo clinico-individuale,
tendenti a combattere le manifestazioni patologiche, ossia
a far rientrare (spesso a sopprimere, specialmente per quanto
riguarda il neuro-psichico) le manifestazioni patologiche,
mediante mezzi diretti a quel singolo organo od organismo
malato, e non nei suoi rapporti.
Gli interventi nei confronti dell'ambiente si limitano, di
regola, a quelli rientranti nelle competenze igienico-sanitarie
per le malattie infettive, contagiose e diffusive, mentre,
sempre per la tradizione, difficilmente si va a preoccuparsi
del contesto in senso psicodinamico, limitandosi a far «cambiare
aria» al paziente, preferibilmente mediante ricovero.
In era psicofarmacologica, si ricorre piuttosto agli psicofarmaci.
- reazione di sofferenza da parte di una persona magari più
sensibile ad una situazione abnorme
Situazione non adeguata alle esigenze vitali (somatiche, psicoemotive,
relazionali) della stessa persona. Accanto ad interventi di
emergenza, per soccorrere chi più ne soffre si tenderà
a progettare modificazioni dello status quo dell'ecosistema
e, oggi, a metodiche sistemiche o psicosociali.
Considerazioni sull'attuale posizione della scienza
Appena qualche decennio fa, il verbo scientifico guadagnava
terreno in autorevolezza, credibilità, prestigio.
Da qualche tempo, assistiamo ad un passaggio e, spesso, ad
un capovolgimento di atteggiamento nei confronti degli uomini
di scienza e, perfino, della scienza in sé.
Ad un esame più attento, si possono rilevare due ordini
di ragioni che giustificano tali reazioni:
- la frustrazione delle attese suscitate da scoperte scientifiche
salutate come foriere di grandi speranze, spesso entusiasticamente
amplificate dai mass media, tanto da solleticare quelle ataviche
attese magico-onnipotenti (v. avanti), più o meno presenti,
allo stato latente, in ogni animo umano. Più indicativo,
in proposito, sarà, forse, il ricorso a pratiche magiche
di questi ultimi anni, come per vendicarsi del tradimento
delle summenzionate attese, da parte di un mondo scientifico
presentato e vissuto come onnipotente, oltre che onnisciente.
- gli effetti secondari indesiderati - quali risultati tecnologici
di scoperte scientifiche che hanno seriamente compromesso
gli essenziali equilibri ecologici, oltre a provocare danni
sui singoli organismi, quelli «iatrogenici» (causati
dalle cure mediche) compresi.
Bisogna, tuttavia, riconoscere che la componente viscerale
delle nostre reazioni ci potrebbe portare a buttare, assieme
all'acqua sporca, anche il bambino che laviamo, quindi non
richiamiamo mai abbastanza in noi una disponibilità
razionale a valutare al lume di giudizio, al fine di una serena
revisione critica, per discernere quanto, fra l'enorme messe
di dati oggi disponibile, vi possa essere a favore e quanto
a sfavore dell'uomo e degli esseri viventi, in genere, nonché
dell'ecosistema fisico-naturale e di quello psico-sociale.
Un tale modo di procedere comporta la revisione:
- delle premesse teoriche
- dei metodi adoperati
- dei risultati ottenuti
- delle motivazioni.
Se tra gli scopi della scienza vi è quello di cercare
i modi per migliorare le condizioni dell'uomo in armonia con
le sue esigenze e potenzialità progettuali, allora
non ci possiamo accontentare di eliminare soltanto parziali
manifestazioni disturbanti, problematiche, patologiche, bensì,
diffidando dei relativi metodi, ci dobbiamo chiedere:
- quali conseguenze, sia pure a distanza di tempo, un risultato
di interventi sintomatici possa comportare;
- se non vi siano altre possibilità d'intervento, più
adeguate, razionali, armoniche rispetto alle genuine esigenze
vitali: il medico studia la fisiopatologia non per soffocare,
forzare, violentare le tendenze fisiologiche, bensì
per sintonizzare i propri interventi con esse, con la PHUSIS
e la PSICHE.
Di fondamentale importanza, specialmente sul piano operativo,
è la diversa valutazione che si dà a ciò
che non va da un punto di vista medico e da quello giuridico.
Nel primo caso, l'individuazione di ciò che è
negativo si configura in una diagnosi come piattaforma dalla
quale si parte per curare e avviare a soluzione il quadro
patologico (abnorme ecc.).
Nel secondo caso, si emette un giudizio come punto di arrivo
da stigmatizzare in una condanna, che non sempre esita in
una riabilitazione.
Relatività semantica dei dati scientifici
Noi ci troviamo ancora, e forse per sempre, di fronte a dimensioni
incognite.
Lo stesso progresso tecnoscientifico, ampliando con vari strumenti
le altrimenti limitate potenzialità recettive dei nostri
organi di senso, ci offre elementi per farci comprendere che
siamo tuttora immersi in un oceano di ignoto e, nel contempo,
ci stimola a sperare in un'ulteriore conquista di spazi per
lo scibile.
Del resto, è pur vero che non v'è scienza senza
la consapevolezza della nostra ignoranza e, soprattutto, dei
limiti dei nostri strumenti conoscitivi.
Giberti, citando Fornari , commenta: «La scienza ha
tutto da guadagnare non solo nel verificare, ma anche nel
falsificare le sue ipotesi, proprio perché ha bisogno,
per giudicare, sia dell'affermazione che della negazione,
intese come simboli...» (cfr. Popper) .
Anche quando un'intuizione, come quella di Terenzio Varrone
che attribuì la causa della patologia contagiosa a
microrganismi, viene confermata dalla tradizione scientifica
dominante, ad un esame più ampio e più approfondito
quella che era apparsa come la causa determinante potrà
risultare d'importanza relativa.
La stessa esperienza clinica quotidiana, infatti, ci fa constatare
come l'introduzione di germi patogeni nell'organismo non sia
sufficiente a determinare il quadro morboso di cui, di regola,
gli stessi germi sono ritenuti responsabili.
Fattori e condizioni contingenti, propri del momento bio-psico-reattivo
dell'organismo o/e di variabili ambientali, possono giocare
ruoli perfino decisivi nel determinismo di un processo morboso.
Da questa esemplificazione emerge ancora una volta come sia
rischioso procedere seguendo criteri tradizionali «lineari»,
di causa ed effetto e come sia, invece, più affidabile
seguire criteri informati ad una visione contestuale propria
del pensiero ecologico.
Fra i più ambiziosi obiettivi umani, c'è quello
di poter essere certi che quanto è stato riconosciuto
scientifico costituisca definitivamente un dato certo e inconfutabile
(ovvero la certezza scientifica) e di poter procedere a scoperte
in base ad un uso razionale del proprio cervello.
Parlare ex cathedra, sicuri di dire cose che abbiano il valore
di verità, fa parte delle aspirazioni umane e, probabilmente,
rappresenta uno dei tanti modi attraverso cui si traduce,
negli umani, l'ancestrale istinto di predominio che diviene
istanza di Potere, di pre-potere.
Ogni dato della ricerca scientifica è da considerarsi
in un contesto ecologico
Una nuova conoscenza è come un possibile tassello di
un mosaico.
La sua eventuale collocazione potrà richiedere una
revisione della precedente disposizione, che pur ritenevamo
definitiva.
Uno degli esempi più indicativi, in proposito, è
quello delle conoscenze riguardanti le malattie infettive
delle grandi epidemie dei secoli scorsi, a partire dal momento
in cui si è cominciato ad osservarle con gli strumenti
messi a disposizione dal connubio scienza e tecnica. In particolare,
il momento che vide il boom delle scoperte microbiologiche
e che aveva fatto sperare di scoprire, come causa di ogni
forma morbosa, un tipo di germe, nello stesso tempo, aveva
portato la stragrande maggioranza degli studiosi ad assolutizzare
l'etiologia microbiologica e a sottovalutare l'importanza
di altre determinanti, quali i fattori costituzionali, le
condizioni bio-umorali correlate a particolari momenti della
vita del paziente nei suoi rapporti con l'ambiente fisico-naturale,
psicoemotivo ecc.
Questo avveniva, nonostante lo stesso Pasteur, quasi come
messaggio testamentario, avesse sollecitato i propri allievi
a non dimenticare il terreno, ossia l'organismo inteso come
substrato, che avrebbe reagito a ogni noxa patogena, in un
modo del tutto proprio. Purtroppo i suoi processi difensivi
possono ritorcersi in senso patogeno contro lo stesso organismo,
verosimilmente a causa degli inquinamenti diatesici: si pensi,
per esempio, alle reazioni autoimmuni.
Non sono mancati né mancano a tutt'oggi analoghi illuminati
messaggi; ma, anche uno studioso adulto e «vaccinato»
può risentire di problematiche che risalgono alla propria
infanzia e arroccarsi, a volte, su posizioni esclusiviste
autistiche.
D'altra parte, a confermare la tesi dell'etiologia microbiologica,
ha contribuito in modo pressoché determinante, la serie
di scoperte di farmaci antimicrobici e, in massimo grado,
degli antibiotici. Questo è avvenuto non solo e, probabilmente,
non tanto esclusivamente per motivi di interessi commerciali,
quanto perché, come vedremo più avanti, in fondo
all'animo dell'uomo e, in massimo grado, dell'Homo tecnologicus,
vive la comprensibile speranza di risolvere, nel più
semplice e possibilmente sbrigativo dei modi, le condizioni
di sofferenza, ad es., assumendo compresse.
I progressi odierni riguardo all'immunità, nonché
alle interconnessioni fra situazione bioumorale e reazioni
emotive soprattutto in risposta a situazioni esperienziali
(ossia ambientali), dovrebbero facilitare l'affermazione di
una visione ecologica, anche per quel che riguarda, oltre
alle condizioni patologiche, LA QUALITA' DELLA VITA .
Tale il caso della combinazione attuale di due fenomeni quali
la diminuizione della mortalità (in particolare, di
quella infantile) e l'incremento delle possibilità
tecnologiche, nonché economico-finanziarie tali da
giustificare sia pur legittime aspirazioni ed esigenze di
comfort. È ovvio che sarebbe ingrato e biasimevole
prendercela con chi ha speso gran parte della propria vita
a ottenere tali risultati. Il punto che intendiamo chiarire
è la contestualità di ogni fenomeno, problematici
compresi. Questo concetto è affrontato e sviluppato,
in una delle tante produzioni a carattere scientifico-divulgativo,
da Piero Angela
Pertanto é bene ricordare che ogni qual volta ci accingiamo
ad affrontare un grave problema, quale la mortalità
precoce, o operiamo per elevare il tenore di vita, utilizzando
conoscenze specialistiche e tecnologiche, cerchiamo di prevedere
quali ripercussioni ciò produrrà nei confronti
dell'insieme.
Malgrado momenti di luminose intuizioni e di autorevoli richiami
all'inscindibile unità somatopsichica della persona,
la tradizione, operativamente, ha finito per centrare l'attenzione
sulle implicazioni organismiche fisiche o, per dirla con Einstein,
«su grandezze esclusivamente osservabili» trascurando
le variabili psicosociali mediate sostanzialmente dalle componenti
emozionali.
Di fronte a questo «uomo senza testa», come lo
definisce Pancheri le scienze del comportamento, in particolare
la psichiatria e, ancora di più, alcune e molto importanti
scuole psicodinamiche, hanno preferito prendere in considerazione
un «uomo senza corpo», senza tenere conto delle
complesse influenze dei fattori somatici sul comportamento.
Le ricerche sullo stress sviluppate e diffuse da Selye e,
soprattutto, quelle attuali sui neurotrasmettitori (neurormoni,
mediatori chimici ecc.) hanno reso evidenti e indiscutibili
le intime interconnessioni, non solo tra psiche e soma, bensì
fra quest'insieme ed il contesto ambientale, rendendo insostenibile,
finalmente, e almeno sul piano teorico, l'atavica diatriba
fra ambientalisti e innatisti.
Quest'ultimo punto costituisce una pietra miliare di fondamentale
importanza per la nostra ricerca giacché consente di
mettere in discussione uno dei pilastri su cui si regge, da
millenni, la logica dominante della nostra cultura: la suddivisione
manichea fra buoni e cattivi, fra sani e malati ecc.
In considerazione dell'assunto che un effettivo processo di
cambiamento si può fondare, anzitutto, sulle prime
età, nei chiaro-scuri della nostra realtà attuale,
in fermento come non mai, intravediamo un consolante barlume
nel fatto che si è giunti all'approvazione della Convenzione
Internazionale sui Diritti dell'Infanzia - da parte dell'Assemblea
Generale dell'ONU -.
Dal Rapporto Grant, sulla condizione dell'Infanzia nel mondo
(1990), abbiamo un'ennesima conferma delle allarmanti condizioni
di violenza, condizioni patogene e patologiche nelle quali
vivono tanti bambini: la cifra ufficiale sembra rasentare
l'incredibile, cioè 1.300.000.000, ma purtroppo non
comprende quelle condizioni di violenza mascherata, pregiudizievoli
in cui vengono allevati forse altrettanti cuccioli d'uomo.
Quale stare bene?
Anche nei Paesi civili una delle violenze, per giunta istituzionalizzate,
può essere l'invio alla scuola dell'obbligo di tanti
bambini soltanto perché hanno l'età anagrafica
di sei anni.
Non sembra che, a tutt'oggi, ci si preoccupi, come e quanto
si dovrebbe, del fatto che tutti abbiano o no i cosiddetti
prerequisiti per un soddisfacente inserimento e proficuo profitto
scolastici.
È noto come deficit psicomotori ed altri problemi,
(specialmente a carattere psicoemotivo e relazionale) diano
luogo a varie forme di fobia della scuola, e costituiscano
i presupposti, per tante condizioni di disagio patogeno, rendendo
la stessa scuola fattore ad alto rischio per la salute
Un altro grosso capitolo di violenza infantile, generalmente
non considerata tale, riguarda l'uso/abuso di psicofarmaci,
a cui spesso si ricorre per mettere a tacere manifestazioni
di disagio che non si sa o non si vuole affrontare in modo
più consono e salutare.
Potrebbe sembrare incredibile che perfino medici ben preparati
e rispettabilissimi somministrino con una relativa facilità,
a cervelli che si trovano in un momento molto delicato e decisivo
del loro sviluppo, sostanze che interferiscono con la biochimica
cerebrale, con i delicatissimi processi degli scambi intersinaptici,
rischiando di pregiudicare la formazione e un più sano
sviluppo della personalità.
Non si andrà oltre questi brevi cenni, non perché
si sia esaurita la casistica, bensì, appunto, perché
essa è purtroppo inesauribile. Dati come quelli sopra
riportati, unitamente all'esperienza quotidiana, rendono paradossali
le sollecitazioni, perfino autorevolissime, a prolificare,
per essere a posto con la propria coscienza o, addirittura,
per regolare percentuali generazionali e, perfino, il rapporto
fra popolazione europea ed extra-europea!
A proposito, poi, della contrapposizione fra le due logiche,
quella organicista, e quella psicodinamica, si rilevano alcuni
fenomeni che, purtroppo, presentano ricadute di essenziale
portata per la salute del singolo e della collettività:
la prima, che si fonda esclusivamente su terapie farmacologiche,
mostrandosi spesso ostilmente contraria all'ottica psico-socio-dinamica,
costituisce uno dei principali ostacoli all'affermazione di
una cultura della prevenzione.
Essa infatti incontra, tra l'altro, le facili, deresponsabilizzanti
attese nell'onnipotenza del farmaco da parte di tutti coloro
i quali, «in tutt'altre faccende affaccendati»
non trovano, oltre che il tempo, la convenienza per «pensare
alla salute», mentre se ne ha abbastanza per lavorare
e divertirsi, a spese dei ritmi biologici e di tanti altri
parametri che hanno a che fare con lo star bene.
In proposito si ricorda una ben nota, arguta sentenza attribuita
a Leonardo da Vinci che afferma che l'uomo impiega la prima
metà della vita per rovinarsi la salute e l'altra metà
cercando di recuperarla.
Importanza della congruità delle prestazioni riguardo
al progetto personale e degli interventi nei confronti dei
problemi e interdipendenza della qualità della vita
individuale e sociale
La principale preoccupazione per tutti noi dovrebbe essere
quella di fare in modo che ogni nostro simile cresca in condizioni
ecologiche ottimali.
I nostri tentativi per risolvere i problemi risentono della
mancata presa di coscienza del fatto che la qualità
della vita sociale dipende dalla qualità delle persone
intesa come la risultante non di interventi selettivo-discriminanti
bensì delle opportunità ecologiche, fisico-naturali
e psico-sociali necessarie per realizzare il progetto individuale.
Non potremo considerarci soddisfatti dei progressi compiuti
in campo medico-scientifico, fin tanto che, specialmente a
proposito dei quadri di sofferenza reattiva, l'approccio terapeutico-farmacologico
non apparirà improprio, antieconomico, fuorviante (misleading),
anacronistico, pregiudizievole, a causa di un'ingenuità
psicodinamica.
Mi sta bene se tu stai bene, anzi pretendo che tu stia bene
Dovrebbe essere ormai evidente che il tornaconto personale
coincide con quello altrui, specialmente per quanto riguarda
la consapevolezza circa l'interesse reciproco a star bene.
La stessa consapevolezza dell'interdipendenza dello stato
di salute è il motivo di fondo che ci ha spinto a scrivere
questo libro.
Dovrebbe essere più che pacifico il principio secondo
il quale ciascuno di noi abbia diritto a tutelare la propria
salute, eventualmente anche mediante provvedimenti obbligatori
nei confronti di chi, affetto da forme morbose altamente contagiose,
possa costituire un rischio per lo stato di salute altrui.
Com'è noto, la stessa Costituzione, nonché precise
norme del codice sanitario e penale, sanciscono tali diritti.
È altresì tutelato con apposite leggi il diritto
di garantirsi nei confronti di chi guida un autoveicolo, richiedendo
accertamenti sulla sua idoneità: nessun paese o individuo
ammetterebbe la guida in stato di ubriachezza.
A parte, però, i casi in cui il rischio, legato al
comportamento di qualcuno, appare diretto e immediato, quindi
perseguibile giuridicamente, sussiste tutta una gamma di situazioni
borderline non meno rischiose in cui, talvolta il settore
giuridico interverrà soltanto su querela della parte
offesa.
Molte altre situazioni vengono tollerate o ignorate.
Se, ad esempio, un nostro conoscente soffre d'insonnia, il
fatto non ci tocca più di tanto, lo consideriamo un
problema suo personale.
Se, però, consideriamo che questa sua difficoltà
lo induce a imbottirsi di psicofarmaci, la circostanza che
egli guidi sul nostro ordinario percorso quantomeno ci preoccupa.
Vi sono, ancora, situazioni che, a lungo andare, risultano
molto pregiudizievoli per il benessere proprio ed altrui ma,
pure, altrettanto ignorate: solo di recente, ad es., si è
posta l'attenzione sui danni da fumo passivo.
In proposito si osserva che sembra vigere un criterio normativo:
quanto più una situazione a rischio è diffusa
e radicata, tanto meno si è portati a reagire, specialmente
se i suoi ben prevedibili effetti si manifestano a lungo termine.
Tanti futuri cittadini vengono allevati in condizioni di alto
rischio, patogene, criminogene, comunque pregiudizievoli per
lo star bene.
Eppure, un giorno, con alcuni di essi potremmo avere a che
fare in modo spiacevole ed anche tragico: ce li potremmo trovare
come compagni di viaggio, come impiegati, come interlocutori
difficili o impossibili, quando non in un commandos o in altre
occasioni drammatiche.
Generalmente, non si fa caso che si potrebbe avere a che fare,
in modo indesiderabile e, certamente non auspicabile, con
un soggetto che sta nascendo nell'angolo più remoto
della Terra e allevato/a in modo improprio, in conflitto con
il suo progetto persona. Ancora meno si pensa alla perdita
di ricchezze umane di cui soffriamo per ogni persona che non
ha la possibilità di realizzare le sue potenzialità.
L'uomo di scienza di fronte al processo di disumanizzazione
«L'uomo di scienza deve intervenire decisamente nella
denuncia dei processi che possono condurre in qualsiasi modo
alla progressiva disumanizzazione della nostra civiltà».
MAX BELUFFI
Beluffi, dopo aver riconosciuto a Szasz che, a differenza
di altri autori, «storici della psichiatria»,
si è saputo sottrarre all'ipoteca dello «psichiatrismo
storico», attribuisce al suo libro la caratteristica
generale di «autentico saggio di critica sociale»[...]
«alimentato da una acuta percezione della crisi che
gli istituti garanti stanno attraversando nell'Occidente».
Egli vede in questo saggio-documento la «testimonianza
dell'impegno di uno studioso ben conscio delle responsabilità
sociali dell'uomo di scienza» che si assume, com'è
suo «preciso dovere sociale», la responsabilità
della denuncia di ogni vicenda culturale che a lui possa apparire
come un preciso attentato axiologico» .
Si commenta brevemente questa sentenza, isolandola dal suo
contesto, perché si presta meglio a evidenziare alcuni
punti di vista importanti per questa ricerca e, in particolare,
circa uno dei suoi principali obiettivi: contribuire a formulare
una diagnosi psico-socio-patologica, non tanto a fini riparativi
quanto, e soprattutto, a fini preventivi, utilizzando i dati
scientifici secondo i criteri del pensiero circolare ( o ecologico).
In effetti, una delle caratteristiche dell'uomo di scienza,
rispetto a chi svolge il ruolo di censore e denuncia in senso
giuridico o legalistico, morale o moralistico, è la
finalità perseguita: conoscere e comprendere, non per
colpevolizzare o assolvere, tantomeno per giustificare, ma
per avere chiaro il quadro nel suo insieme; condizione essenziale
questa per poter intervenire in modo oculato non solo sulle
manifestazioni evidenti (quindi in modo soppressivo, repressivo,
sintomatico) ma, pure, sulle radici che formano la matrice
problematica
Questo modo di procedere si fonda sull'esperienza e su conoscenze
che ci insegnano come quanto appare è, di solito, una
parte a volte minima (la consueta supercitata punta dell'iceberg):
intervenendo soltanto su questa parte, oltre ai rischi provenienti
dall'aver lasciato intatta la matrice, si rischia di aggravare
la situazione, si contrasta una naturale evoluzione propria
dei processi vitali.
In altri termini, i vantaggi di questo modo di procedere coincidono
con la differenza che passa fra i limiti e i rischi (specialmente
latenti) del procedere alla cieca, a tentoni, per tamponare
problemi che, generalmente, rimangono attivi come mali oscuri
o, addirittura, come cariche esplosive di crescente potenza
e che divengono sempre più pericolosi, in quanto il
loro sviluppo rimane clandestino, al di fuori delle nostre
possibilità di controllo. Si pensi, ad es., al fenomeno
droga: gli anni passano, la percentuale dei giovani che ogni
anno si riesce a recuperare è minima rispetto al totale
dei drogati, senza contare le preziose perdite umane che si
subiscono a causa della cosiddetta sindrome del burn out che
falcidia, oltretutto, tante altre persone che prestano la
loro opera a titolo di volontariato.
A parte i danni economico-finanziari, è evidente che,
lasciando intatta la matrice di questo sintomo di malessere
individuale, di gruppo, familiare, sociale, continuando ad
intervenire, anzi a discutere sulla terapia sintomatica più
efficace da adottare contro di esso, il risultato non può
essere che quello di ritrovarsi ogni anno a doverci confrontare
con lo stesso fenomeno, anzi con i medesimi fenomeni sempre
più estesi e difficili da sradicare.
Da anni, da parte di studiosi impegnati, ancora, ad es., nell'ambito
delle tossicodipendenze, si considera la domanda come il versante
più cruciale rispetto all'offerta. Basti pensare che
le droghe, come i germi patogeni, sarebbero a portata di mano
di centinaia di milioni di persone, ma ancora soltanto una
minima percentuale ne rimane vittima.
In effetti, per essere in grado di scoprire ciò che
disturba e dà luogo a fenomeni psico-socio-patologici
correlabili con la mancata realizzazione del progetto persona,
occorrerebbe acquisire una approfondita conoscenza del processo
di disumanizzazione.
Una tale disponibilità alla consapevolezza, però,
non solo sembra estranea alla tendenza dominante nel nostro
assetto socio-culturale, ma, addirittura, contraria ad esso,
nel senso che si mostra incompatibile con la sopravvivenza
del sistema economico-finanziario e tecnologico, da cui dipendiamo
come cuccioli in fase simbiotica dalla madre, giacché
i nostri poteri di adattamento alle diverse variabili ambientali
sono atavicamente menomati.
In ogni caso, si ignora il significato del disagio esistenziale
e relazionale dell'essere umano, o dei messaggi che egli tenta
di comunicare; si evita infatti di affrontare gli aspetti
problematici della prevenzione primaria, che obbligherebbero
a mettere in discussione gli stili di vita di tutti.
Il concetto della perdita o del mancato riconoscimento delle
prerogative essenziali di un essere umano è ampiamente
dibattuto da tempo e viene ripreso in questo scritto più
volte.
Le espressioni più note, che lo rendono secondo i vari
punti di vista, vanno da quella di uomo oggetto ad altre che
si collocano tra la psicologia, la filosofia e la politica:
tale è il caso del termine alienazione che, in sede
psichiatrica, significa malattia mentale; in ambito psicologico,
viene inteso come decentramento (da Sé) del centro
di valutazione (Rogers) e, in politica, si traduce come reificazione
(Marx, Lukacs) e si riferisce alla lotta di classe, in particolare,
allo sfruttamento dell'operaio considerato come forza lavoro,
secondo le esigenze di profitto capitalistico.
Più di recente, si è tentato di rendere il concetto
di riduzione della persona a un oggetto, una cosa, mediante
il neologismo cosificazione.
Thomas Szasz apporta un ponderoso contributo alla conoscenza
del processo di disumanizzazione, trattandolo in modo più
puntuale. Egli sottolinea la continuità storica dei
ruoli implicati in questo processo.
Come si evince dalla prefazione di Beluffi, il lavoro di Szasz
si riferisce a modelli comportamentali umani legati, a loro
volta, a ben precise scale di valori e relativi sovvertimenti
Nell'opera citata in bibliografia, egli illustra i vari aspetti
del processo manipolativo della persona. Mediante una specie
di passamano, il ruolo alienante di manipolatore (della devianza,
follia, pazzia), era prima svolto dagli stregoni e successivamente
dagli inquisitori sedicenti religiosi, contro gli indiavolati
e le streghe; in seguito, con il progresso della scienza medica,
e in modo più mistificatorio, un ruolo analogo viene
esercitato dai medici, in particolare dagli psichiatri, mentre
il ruolo di vittima viene subìto in veste di malato
mentale.
Il termine matto esprime specularmente ciò che è
avvenuto del tentativo di far riconoscere lo psicopatico come
vittima sociale, vittima di una logica dominante, cioè
come capro espiatorio (oggi, paziente designato). In effetti,
il significato etimologico di matto è mactus, ossia
animale sacrificale. Tale origine, però, viene generalmente
ignorata, mentre per matto si intende il pazzo, lo psicopatico,
il malato mentale e, se come facilmente avviene, il soggetto
perpetra qualche reato, egli viene considerato secondo criteri
giuridici.
Lo stadio terminale del processo di disumanizzazione viene
quindi raggiunto, in modo più evidente e ufficiale,
con il confinamento in una istituzione totale, ma non si dovrebbero
ignorare le situazioni disumanizzanti, molto più numerose,
della quotidianità.
L'importanza della consapevolezza e della disponibilità
al cambiamento al lume delle nuove possibilità conoscitive
ed operative
La maggior parte di noi subisce o segue, per inerzia o pigrizia
mentale, comunque acriticamente, le suggestioni e i messaggi
della mentalità-moda dominante (in buona parte indotta
e sostenuta da esigenze di mercato, che incontrano istanze
individuali del tipo status sociale), compiendo persino le
scelte cruciali della vita su tracce già segnate: si
pensi ai preparativi per le performances matrimoniali e per
altri momenti, che ci si sente in dovere di celebrare.
Se non riusciamo a trovare una via per conciliare le esigenze
della privacy con quelle sociali, non possiamo neanche avere
sufficienti garanzie che la società, in seno alla quale
viviamo e dalla quale dipende buona parte del nostro destino,
non divenga sempre più una giungla.
Finché i figli verranno messi al mondo come proprietà
privata, per decisioni al buio, per motivazioni tutte al di
là della ragione, da parte di due persone che, pur
volendo, non hanno o non sanno a chi rivolgersi per una salutare
chiarificazione delle proprie motivazioni (senza tener conto
che la persona in evoluzione ha ben precise esigenze accretive),
non ci si potrà aspettare dalla macchina sociale altro
che una considerazione dell'individuo come parte della stessa
macchina e, quindi, come elemento da inserire-utilizzare in
modo produttivistico e consumistico.
Oggi, finalmente, disponiamo di conoscenze che ci possono
illuminare su fattori e dinamiche che influenzano l'evoluzione
dell'espressività, della relazionalità.
Occorre, anzitutto, una presa di coscienza che svegli, disincanti
chiunque segua mitiche chimere, chiunque si illuda di raggiungere
condizioni di vita invidiabili, grazie al potere del denaro,
della fortuna o, ancora, a quello magico-onnipotente di qualcuno
che può; chiunque punti sull'accumulo di beni o di
titoli di studio per ottenere il successo professionale e
l'avanzamento della carriera; chiunque, ancora, ritenga di
recuperare la salute del corpo e dello spirito (dopo aver
fatto di tutto per rovinarsela) ricorrendo a cure presentate,
di volta in volta, come risolutive; chiunque conti di raggiungere
miraggi di giustizia sociale in base a formule-etichetta ideologiche,
mentre continua ad ignorare le condizioni e i fattori che
disturbano l'armonica evoluzione delle singole personalità,
quali le basi bio-psico-emotive della possessività
e del potere.
Nell'insieme, tuttavia, nonostante secoli di assurdi, mostruosi,
fallimentari tentativi e avvenimenti storici, si può,
con soddisfazione, constatare come l'anelito di crescita personale
e di evoluzione verso un mondo migliore sia tutt'altro che
spento.
Al punto in cui siamo, accanto a strategie di prevenzione,
coincidenti con una appropriata psico-pedagogia, occorre però
ricercare anche strumenti e modalità che consentano
il recupero del recuperabile, per ciascuno di noi.
Se è estremamente delicato ogni intervento che rischi
di interferire nei rapporti genitori/figli, ci sembra altrettanto
rischioso e, forse, deplorevole lasciare le nuove generazioni
in balia di genitori, che sono tali soltanto sul piano biologico,
o di educatori che lo sono per ruolo professionale. Poiché
non sarebbero neanche auspicabili interventi legislativi o,
comunque, dall'alto, varrà la pena di incoraggiare
ed accogliere ogni tentativo e iniziativa per diffondere una
più approfondita e specifica consapevolezza.
Senza, ancora, tenere conto della fondamentale esigenza ecologica,
qual è quella di un ragionevole equilibrio fra esigenze
personali, consumi e risorse, la maggior parte di noi ha proceduto,
in questi anni, preoccupandosi soprattutto di lavorare, guadagnare,
migliorare il proprio status-sociale, di prolificare tenendo
conto, soprattutto, delle proprie possibilità economico-finanziarie,
delegando, generalmente ai politici, la soluzione di problemi
da tempo ai limiti di guardia.
La rivoluzione ecologica: da un atteggiamento egocentrico
ad un atteggiamento ecocentrico: una reale alternativa?...»
L'uomo è comparso nel corso dell'evoluzione, ma ha
acquisito la tendenza a contrapporsi ad essa, quasi fosse
altro da sé.
La modificazione dell'atteggiamento mentale ha il fine di
guidare un agire che da egocentrico deve trasformarsi in ecocentrico».
TALLACCHINI
Per avere cognizione del punto in cui siamo con questo processo
di «ecocentrizzazione», si rileva come, rispetto
agli altri esseri viventi, noi umani, abitanti di questo pianeta
che da tempo lancia messaggi S.O.S., ma considerati sapientes
sapientes, all'apice dell'evoluzione, paradossalmente ci stiamo
comportando nei modi più dissennati, soprattutto nei
riguardi dell'ecosistema: le conseguenze sono sotto gli occhi
di tutti, essendo ormai estese all'intero ecosistema planetario.
I modi di rapportarci con l'ambiente fisico-naturale e con
i nostri simili sono di gran lunga diversificati, rispetto
alle altre specie, per grado e per qualità, nel senso
che le modalità culturali umane vanno dai livelli di
sviluppo tecnoscientifico del mondo occidentale (od occidentalizzato)
ad altri quasi subumani di mera sopravvivenza.
Altre genti, che mantengono ancora la propria cultura di origine,
conducono un genere di vita di cui sono soddisfatte, ma rifiutano,
consapevolmente, il nostro modo di vita, che, a torto o a
ragione, considerano schiavizzante.
Anche molti di noi considerano soddisfacente, se non invidiabile
il loro modo di vivere, per quanto riguarda l'aspetto fisico
e quello emotivo.
Purtroppo, l'occidentalizzazione della cultura sinora ha significato
un rapporto sempre più mediato e, spesso, più
adulterato con la natura: in breve, un rapporto denaturato.
Tra le conseguenze più pregiudizievoli per la specie
umana, attribuibili al nostro allontanamento dalla natura,
vi è quella della progressiva menomazione delle capacità
di adattamento alle variazioni ambientali.
Questa menomazione, a sua volta, comporta una crescente dipendenza
dagli artefatti di questo assetto socioeconomico, anche in
senso tecno-scientifico, dagli indumenti (per sopperire alle
diminuite capacità dei nostri centri termoregolatori
nei confronti delle variazioni climatiche) sino ai più
sofisticati prodotti industriali, che servono a soddisfare
i nostri nuovi bisogni, ivi compresi quelli artatamente indotti.
Questi bisogni indotti sono sempre più lontani e, anche,
contrari alle più genuine esigenze relative al nostro
progetto personale. Questa strada, non solo ci ha allontanato
dalla traccia evolutiva propria dell'Homo sapiens sapiens,
ma, per vie traverse, allettanti quanto ingannevoli, ci ha
portato a condurre un genere di vita contro di essa.
È di preliminare importanza acquisire la consapevolezza
che uno dei rischi primari e più pregiudizievoli per
lo sviluppo armonico della personalità di un nascituro
è quello di essere allevato come cliente di un assetto
mercantile, che lascia poco spazio alle sue più autentiche
istanze, ma ciò non basta a garantire alle giovani
generazioni il minimo di opportunità armonicamente
evolutive.
Quali possibilità effettive un aspirante genitore potrà
avere per migliorare, in senso sintonico con il progetto individuale
del nascituro, le condizioni socio-culturali come quelle sopra
menzionate?
E che garanzie di crescita psicoemotiva e sociale potranno
avere i figli se chi li mette al mondo asserisce che li desidera:
«perché mi piacciono i bambini»? E quando,
sia pure anagraficamente e fisicamente, non saranno più
bambini? non avranno più i connotati di bambini, gli
stimoli chiave da cuccioli
Bagliori di esemplari iniziative e l'oscurantismo di una logica
atavica
Per quanto riguarda la logica psico-socio-dinamica, sarà
sufficiente rilevare, per ora, come possa essere significativamente
preoccupante il fatto che tante impegnate iniziative, ormai
risalenti a più decenni, non abbiano sinora ottenuto
il seguito che avrebbero meritato: si pensi, ad esempio, alla
costante opera di educazione sanitaria dell'apposito Centro
di Perugia.
Occorrerebbe un volume a parte per riportare l'instancabile
produzione, sia pubblicistica sia operativa in materia socio-sanitaria,
di un funzionario del Ministero della Sanità, quale
Carlo Vetere il quale, indubbiamente in un contesto meno ostico
nei confronti della prevenzione e più sensibile a un'assistenza
più umana per i pazienti, avrebbe garantito ben altri
frutti.
Analogo rammarico si esprime per magistrali iniziative come
quelle di Giberti, vale a dire di avvicinare i vari operatori
del mondo medico-chirurgico alle concezioni psicodinamiche
e, ancora, nonostante l'apparente successo bibliografico di
tesi come quelle di M. Balint , le relative metodiche rimangano
tuttora confinate a sporadiche applicazioni.
Le resistenze al cambiamento fanno intravedere la loro forza
ai più accorti, allorché si vanno ad approfondire
le ragioni per cui tante iniziative, pubbliche e private,
non hanno sortito i risultati sperati, che meriterebbero,
indubbiamente, un'apposita trattazione. Ci si riferisce, anzitutto
ai risultati ( a quelli mancati, a quelli che, nelle modalità
applicative, sembrano dimostrare che il rimedio è peggiore
del male) di colossali riforme, come quella sanitaria e psichiatrica;
ma, anche, al mancato successo dei decreti delegati, alle
iniziative di singole persone. Si ricordano ancora gli incontri
periodici tenuti per diversi anni da uno psicoterapeuta, Fabrizio
Di Giulio e altre attività contestatissime, tra le
quali quelle dei «disertori» dall'Istituto di
Psicoanalisi di Roma .
Degni di particolare menzione sono pure l'impegno psicosociale
e l'attività di diffusione di nuove idee da parte di
Luigi De Marchi.
Se si pensa, poi, a una pubblicazione di Bollea risalente
al 1960 nella quale si proponeva, sin da allora, di fare il
punto della «Scuola dei Genitori» in Italia, e
si constata la preparazione della stragrande maggioranza dei
genitori di oggi, ci si domanda che cos'altro bisogna tentare
per scuotere gli interessati a richiedere con la dovuta efficacia
servizi di questo genere.
Un'altra amara considerazione si è costretti a fare
allorché si constata in quale vuoto culturale si realizzano,
quando si riesce a realizzarle, iniziative a favore delle
varie fasce dell'età evolutiva. Basterebbe pensare
a quante ludoteche sono costrette a chiudere, specialmente
nell'Italia centrale e meridionale, dopo essere state avviate
a spese di enormi sacrifici, soprattutto perché l'atteggiamento
di scarso interesse per queste strutture coincide con quello
prevalente nei confronti della prevenzione primaria.
Pur pensando di far torto, malgrado le buone intenzioni, a
tante altre lodevoli iniziative (questo è molto consolante,
ma occorrerebbe un'opera apposita, con possibilità
di aggiornamento continuo), si deve fare ancora almeno un
cenno a una titanica iniziativa che avrebbe meritato ben più
ampio spazio, ma certamente merita uno sviluppo operativo
per la dimensione planetaria che si propone di realizzare.
Ci si riferisce al programma dell'Istituto Internazionale
di Epistemologia «La Magna Grecia» la cui realizzazione
si deve, anzitutto allo strenuo e costante impegno di Mario
Giancotti. Non si può, tuttavia, mancare di riconoscere
che il concetto di salute ecologica ha i suoi primi albori
proprio nella Magna Grecia di Pitagora e di Alcmeone.(vedi
bibl.)
In considerazione dei risultati negativamente sproporzionati
rispetto alle risorse - soprattutto umane - impegnate in queste
e in moltissime altre lodevoli iniziative, se non suonasse
fuori luogo si sarebbe tentati di proporre una specie di sciopero
demografico: ogni aspirante genitore, consapevole di non essere
in condizioni di allevare un figlio come persona, dovrebbe
rifiutarsi di prolificare, fintantoché l'obiettivo
educazione dei rampolli non venga considerato come primario,
e l'educatore non abbia avuto la possibilità di intervenire
nei servizi territoriali.
Nell'insieme, si ricava l'impressione che tutto quel che non
offre posizioni di profitto o/e di potere e, nella fattispecie
del mondo sanitario, non chiami in causa terapie farmacologiche,
non venga preso in seria considerazione, non sia ritenuto
scientifico, serio. Addirittura perfino da personaggi, che
si atteggiano a paladini della scientificità e della
difesa della salute dei cittadini, tutto ciò che non
rientra nei loro schemi teorici - che, guarda caso, coincidono
con finalità extra-scientifiche - viene scientificamente
sconfessato e ritenuto, perfino, passibile di sanzioni penali.
Questa posizione è avvalorata, invero, da reali abusi
professionali e da tanti casi di ciarlataneria; ma chi potrebbe
(o vorrebbe) calcolare i danni iatrogenici e le tante conseguenze
negative, compromettenti gravemente la salute e, perfino,
la vita di tanti cittadini per terapie prescritte e condotte
con tutti i crismi della scientificità e della legalità?
Lungi dal voler spezzare una qualche lancia in favore di quanti
traggono truffaldini profitti dalla disperata sofferenza di
propri simili, si rileva che la stessa Organizzazione Mondiale
della Sanità riconosce il merito perfino delle pratiche
stregonesche laddove sussistano tradizionali condizioni culturali
in questo senso e le disponibilità sanitarie non consentano
di meglio.
Per tutte le altre metodiche non ortodosse rispetto ai nostri
paradigmi scientifici - dall'ipnosi alla psicodinamica, nonché
alle cosiddette altre medicine - il mondo scientifico dovrebbe
essere disposto alla verifica, dando bando ai pregiudizi scientifici
e assumendo un atteggiamento scientificamente più autentico.
Riprenderemo alcuni temi di fondo appena toccati. Qui si sottolinea
che, siccome la qualità della vita dipende dall'ecosistema
e il benessere psico-sociale, oltre che dalla qualità
dei rapporti interpersonali, dipende da un buon rapporto anche
con l'ambiente naturale, è di fondamentale importanza
tenere presente che tutti noi ci dobbiamo, anzitutto, confrontare
con due momenti principali: l'input e l'output.
Questi due momenti costituiscono delle costanti per ogni livello
di vita che, comunque, esige lo scambio.
Se per la vita e il benessere sociale è essenziale
lo scambio di informazioni convenzionali, per la vita e la
salute sul piano fisico, sono indispensabili le risorse (alimentari
ecc.), ma anche lo smaltimento dei rifiuti.
Il progresso tecnoscientifico ci ha dato dei vantaggi immediati,
specialmente per quanto riguarda le risorse alimentari, ma
oggi ci pone di fronte a gravi problemi d'inquinamento, tali
da minacciare la nostra sopravvivenza in modo più irreparabile
delle originarie carenze alimentari.
N.B. A cavallo tra questa e la successiva parte, si consiglia
la lettura del volume di Alfredo Bertelè, con un'inquadramento
critico di Gigliola Zanetti: "L'Uomo come Magnete",
A. Armando, Roma, 1980, dove il lettore può trovare
un'esposizione sistematica per un approccio analogico tra
fisica e psicologia.
|